Kyoto 3-4-5-6-7/X/2014

京都 2014年10月3-4-5-6-7日

Kyoto 5 (40)

“Per un uomo la Geisha può essere solo una moglie a metà: siamo le mogli del crepuscolo. Eppure apprendere la gentilezza, dopo così tanta poca gentilezza, capire che una bambina, con più coraggio di quanto creda, trovi le sue preghiere esaudite, non può chiamarsi felicità? Dopo tutto, queste non sono le memorie di un’imperatrice, né di una regina. Sono memorie… di un altro tipo” tratto da Memorie di una Geisha, Arthur Golden

È  stato un viaggio nella storia, un piede nel remoto Giappone feudale e l’altro nella realtà catapultata verso il futuro. I quattro giorni passati a Kyoto 京都 sono stati un susseguirsi di scoperte ed emozioni. Anche se emotivamente a pezzi per la perdita di papà questa città mi ha dato nuovamente ossigeno e positività. 京都市 Kyōto-shi è una città di 1 milione e mezzo di abitanti situata nella parte centrale dell’isola di Honshu 本州. La grande isola chiamata Giappone in realtà è un arcipelago formato prevalentemente da quattro grandi isole 日本列島 Nihon Rettō

1) 北海道 Hokkaidō al nord con capitale Sapporo

 2) 本州 Honshū al centro

3) Shikoku 四国 la più piccola

4) Kyushu 九州 Kyūshū al sud

Finora ne ho visitata solo una e non ancora abbastanza a fondo.

Non mi sono lasciato sfuggire l’opportunità di alloggiare in un ryokan 旅館 ovvero il caratteristico albergo giapponese dal gusto antico e tradizionale. I pavimenti a struttura lignea incrociata sono rivestiti di  tatami 畳, una tradizionale pavimentazione giapponese composta da pannelli rettangolari affiancati fatti con paglia di riso intrecciata e pressata. Il tatami è utilizzato come unità di misura degli ambienti, così se si dice che una stanza è di dieci tatami, o di quattro, l’interlocutore ha ben chiara la dimensione effettiva. I margini sono squadrati e i due lati più lunghi sono orlati con una fettuccia larga di lino nero o cotone; quelli delle case nobiliari hanno, intessuti nella fettuccia, dei motivi ornamentali in bianco e nero (come quelli nella galleria fotografica). In Giappone il tatami accompagna tutta la vita familiare: il sonno, i pasti, l’amore e anche la morte. Sul tatami è doveroso camminare senza suole (scarpe, zoori, zoccoli, ciabatte) ma solo con calze o a piedi nudi. La calza tradizionale da usare sul tatami si chiama tabi, ha la particolarità di essere di colore bianco e con l’infradito, così da consentire, usciti dalla stanza, l’uso di sandali di tale foggia. Nei ryokan e’ presente una nicchia di abbellimento chiamata tokonoma dove vengono esposte sculture, calligrafie o composizioni di Ikebana 生け花.

I letti sono tradizionali e si chiamano futon 布団 vuol dire letteralmente “materasso arrotolato” : vengono apparecchiati dopo la cena, disponendo materassini, coperte e cuscini sui tatami. Solitamente viene servita la colazione del mattino Asa gohan nella camera e ci si sposta in un’altra camera libera in modo da poter guardare il giardino interno da un’angolazione diversa.

Quello che ho appena descritto e’ il prototipo di un Ryokan ideale, in realta’ il mio non era cosi’ particolare ma comunque mi ha dato modo di apprezzare la cultura antica e l’accoglienza calorosa tipica di questo popolo.

Purtroppo non ho avuto modo di visitare le famose Onsen 温泉 in mezzo alle montagne, le terme giapponesi famose in tutto il mondo. Il Giappone come e’ ben noto e’ costellato da vulcani, molti dei quali risiedono nel sottosuolo e nei fondali marini: il territorio nipponico possiede numerosi spot termali dove e’ possibile rilassarsi in calde acque ed dolci aromi. Di norma i grandi tatuaggi non sono ben visti perchè molte persone che si tatuano completamente appartengono alla famigerata Yakuza ヤク. Non sono andato nella zona Nord dove c’erano le fonti naturali ma sono comunque andato due volte nelle terme pubbliche Sentō 銭湯, molto meno scenografiche ma altrettanto piacevoli e frequentate da locali. I bagni pubblici in Giappone vantano una storia secolare e analogamente alle nostre terme romane erano luogo per relax, salute e scambio di informazioni. C’è come un rituale da seguire pedissequamente quando si entra in questi bagni pubblici, si depositano tutti gli oggetti negli armadietti, ci si spoglia integralmente (uomini e donne separati) e si può entrare nelle vasche calde-fredde-bollenti-gelide solo dopo essersi accuratamente lavati per almeno 20 minuti utilizzando una minidoccia a mezz’altezza e uno sgabello per sedersi; ognuno si porta il proprio sapone e il proprio asciugamano piccolo che tuttavia non è possibile immergere nelle vasche. Il luogo mi ha colpito abbastanza, le vasche pulitissime, alcune esterne nel giardino, bagno turco, sauna finlandese, alcune vasche avevano una colorazione accesissima giallo o rosso ocra per via dei sali minerali e altre hanno le scosse elettriche: il segnale in caratteri avverte che l’utilizzo di quella vasca è sconsigliato a persone con peace maker, problemi cardiaci ecc… ovviamente ho voluto provare e la sensazione è quella di avere un elettrostimolatore muscolare a tutta potenza; più ci si avvicina al bordo e più le onde sono intense, strano, addirittura piacevole ma ho resistito poco…

 

Varie storie circolano sulle misteriose Geishe che si aggirano nel quartiere di Gion. Si definisce Geisha (芸者), geiko (芸子) or geigi (芸妓) la misteriosa e sinuosa figura la cui prima apparizione risale al periodo Edo (1600\1868). In quel tempo c’erano diversi tipi di escort nei vari quartieri del piacere delle grandi città. Alcune di queste ragazze divennero molto esperte nelle arti e cominciarono a lavorare nelle “case del piacere” assieme ad alcuni ragazzi. Pare che in realtà all’inizio il nome Geisha (persona artistica) non veniva dato alle ragazze maiko, bensì agli intrattenitori di sesso maschile. Le Geiko non intrattenevano relazioni sessuali con i clienti, il loro compito era quello di divertire con giochi, teatro, musica, shamisen 三味線, cerimonia del tè e danza. Una Maiko è una ragazza di età compresa tra i 15 ed i 20 anni che sta per diventare una Geiko o Geisha. Oltre le molte abilità artistiche la Geisha veste il tradizionale Kimoni 着物, numerosi ornamenti nei capelli e un make-up molto caratteristico, bianco latte con accese linee rosse sulle labbra e viola\turchese attorno agli occhi. In realtà non soni riuscito a vedere molte Geishe nella città delle Geishe e nel quartiere delle Geishe di Kyoto;ho sentito dire che vengono pagate alcune ragazze per vestire abiti tradizionali, make up e acconciatura curata solo per aggirarsi per le antiche vie e attirare l’attenzione di fotografi e curiosi. In realtà l’unico modo di avere un incontro con una vera Geisha è quello di recarsi in una casa di tè e prendere un appuntamento, assistere ad una cerimonia tradizionale; lo “spettacolo delle geishe” (carissimo) e le numerose ragazze in abiti tradizionali che si aggirano per e strade (molte delle quali sono ragazze cinesi-koreane che non la smettono di farsi “Selfie“) non hanno nulla in comune con quelle enigmatiche e affascinanti figure che al giorno oggi rappresentano sempre più una rarità.

Mi sarebbe piaciuto assistere ad una famosa rappresentazione di Kabuki 歌舞伎 il teatro tradizionale Giapponese, ma sarà per la prossima volta. Allego all’articolo la splendida e scena della Geisha che danza tratta dal film Memorie di una Geisha di Rob Marshall, basato sul bel libro di Arthur Golden.

 

Galleria fotografica 1

Galleria fotografica 2


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