Guangzhou 2-3-4/III/2012

广州 2012年2月2-3-4日

La citta’ dei fiori e la citta’ degli arieti.

Come un poliedro leggendario la citta’ di Guǎngzhōu sfoggia numerose facce e si fa conoscere giorno dopo giorno attraverso tutti i suoi aspetti.

Guǎngzhōu letteralmente vuol dire “provincia ampia” e non e’ un caso fortuito che possiede questo nome perche’ infatti dopo Pechino e Shanghai e la terza citta’ per ordine di abitanti e di importanza della Cina.

In occidente e’ nota come Canton e questa translitterazione e’ dovuta al forte periodo coloniale che la vide protagonista fin dal 1511: da Cantão come veniva chiamata dai Portoghesi (primi giunti) venne battezzata dai francesi Canton (traslitterazione in caratteri latini di “Guangdong”).

Tralasciando il periodo coloniale in cui rappresentava un porto importantissimo marittimo/commerciale, Guǎngzhōu vanta una storia millenaria che la fa risalire al 214 a.C. con la fondazione del nucleo storico di Panyu 番禺in Cantonese come Poon Yu che divenne poche decadi piu’ tardi la capitale del regno di Nanyue,南越, odierno Vietnam.

All’epoca della dinastia Tang era proprio da qui che partiva la nota Via della seta e nel Museo di Guangzhou si possono visitare i tesori sepolti da secoli in fondo al mare e poi rinvenuti ed esposti riguardanti porcellane, sete, suppellettili, oggetti matematici, di lusso e di uso comune.

Oggigiorno la citta’ si presenta come una metropoli in continuo movimento, frenetica, chiassosa, inquinata ma dalle preziose perle nascoste nel tessuto denso urbano come templi, giardini, pagode e mercati tradizionali.

Per giungere a Canton ho preso un comodo treno ad alta velocita’, hexiehao, 和谐号, partendo da Shenzhen impiegandoci solo 55 minuti.

Ad aspettarmi in citta’ Li, un grande amico dell’universita’, che per me ha rappresentato non solo una guida indispensabile (in un italiano eccellente) ma anche una fonte inesauribile di racconti, sorie, leggende ed aneddoti su Guangzhou e sulla Cina in generale.

Il clima fortemente umido (90% di UR), lo smog e il traffico congestionato non hanno minimamente intaccato la bellezza ai miei occhi di questa citta’ ed il fascino che sprigiona in ogni suo angolo. Partendo da parco Yuexin abbiam visitato la suggestiva zhěnhǎi lóu, una torre di colore rosso acceso che svetta per cinque piani. Originariamente presentava una struttura lignea e purtroppo con il restauro del 1928 ha perso molti dettagli che la rendevano splendida nel 1300. Attualmente ospita il Museo Civico di Guangzhou dove si puo’ facilmente avere uno spaccato ideale della Guangzhou attraverso i secoli: dai primi insediamenti, alle guerre per l’impero, al colonianismo.

La leggenda vuole che dal cielo scesero cinque immortali a cavallo di cinque arieti recanti in mano ognuno una spiga di grano per far cessare la carestia e quindi era d’obbligo una visita al gruppo scultoreo nel parco raffigurante la mitica fondazione di Guangzhou.

Il mausoleo del Re Nanyue e’ un museo interessante che conserva in un edificio (dall’architettura discutibile) la tomba ed i tesori del re Zhao Mo, fondatore dell’impero: interessante la parte dedicata alla tecnica di sepoltura con i dischi di Giada (si credeva potessero donare immortalita’ ai tessuti) e gli oggetti decorati d’oro.

Il giardino dei sei Baniani, 六榕寺, liùròngsì rappresenta una delle meraviglie di cui parlavo prima che si conservano nascoste nel denso tessuto urbano: un tempio buddhista particolare che pone come elemento principale baricentrico una enorme pagoda decorata di 17 piani circondata all’epoca del poeta e capo dello stato Su Dongpo, nel 1099, doveva essere circondata da sei baniani e da qui il nome attuale (da notare che dato il mio errore di lettura… ero alla ricerca di sei Banani, ovviamente non trovandoli ajajaj) poco distante il tempio di Guangxiao, 光孝禅寺, che conserva il caratteristico schema a cortili dei templi buddhisti con gli elementi tradizionali, come la folkloristica curvatura sporgente del tetto che veniva utilizzata per proteggere le pareti di tela e cartone dalle intemperie ma che allo stesso tempo lasciava passare la luce del sole.

Sempre nelle vicinanze la Moschea del Profeta, 怀圣寺, huáishěngsì, primo edificio di culto arabo in Canton, con le caratteristiche architettoniche ibride cinesi/arabe e l’originale e colossale minareto liscio.

Dopo aver gustato un ottimo dessert alla crema di arachidi con delle sfere di riso e sesamo, 汤圆, tāngyuán abbiam raggiunto la diacronica isola di Shamian, 沙面島, shāmiàndào, la “concessione”, territorio all’epoca interdetto ai cinesi. Una zona particolare e molto dissimile da qualsiasi altra parte della citta’, dove gli elementi portoghesi si fondono con il fiammeggiante stile francese, l’eleganza inglese e gli elementi esotici autoctoni, in un tessuto molto regolare collegato alla terraferma attraverso dei ponti e affacciato sul fiume della citta’: Il Fiume delle perle, 珠江, zhūjiāng.

A proposito dei tessuti come mi spiegava Li, e’ proprio da questi che si puo’ avere una prima ed immediata lettura della citta’: il nucleo di fondazione presenta ancora oggi le strade originarie ed e’ composto da un dedalo di strade strette e ramirifate contenute dalle cinta murarie mentre la parte moderna piu’ ad est e’ composta da un tessuto molto regolare cardo/decumanico.

Il tesoro piu’ grande di questa citta’ e’ a mio avviso il Tempio degli antenati della Famiglia Chen, 陈家祠, chénjiācí, dove l’elemento decorativo tradizionale cantonese raggiunge il suo massimo splendore: i tetti lignei fortemente decorati da elementi di porcellana e la struttura sottostante sobria in peperino rappresentano un connubio ideale tra sfarzo e compostezza. Seguendo i principi del Fengshui, 风水, vengono privilegiate le linee zigzaganti ed evitate quelle dritte, shà, 煞.

Siamo andati alla ricerca del mercato di Qingping, citato nelle guide per le pessime condizioni e le barbarie alle quali sono sottoposti, serpenti, cani, ovini, bovini in vendita in gabbie piccolissime, ma senza trovarlo… mi fa tirare un sospiro di sollievo pensare che l’abbiano chiuso per l’eccessiva crudelta’.

Prima di salutare Guangzhou ci siamo spostati nel centro moderno, dove sorgono i grattacieli piu’imponenti come la Perl river tower (69 piani ad alta sostenibilita’ sfruttando al meglio le correnti d’aria), la Canton Tower (dalla forma avvitata che svetta per il suo corpo esile e rappresenta un punto panoramico e un’antenna per le telecomunicazioni inaugurata nel 2010 in in onore della 16esima edizione dei Giochi d’Asia tenutasi proprio a Guangzhou). Cogliendo l’occasione per alcuni scatti abbiamo visitato con una guida il museo d’Arte di Guangzhou, percorrendo dalle origini preistoriche alla modernita’ tutta la storia della citta’.

A salutarmi un nebbia mista a smog fortemente intensa, tale da tagliare la sommita’ di tutti gli edifici.

Concludo il lungo articolo con dei tradizionali splendidi versi che mi sono stati regalati da Li durante una delle nostre numerose conversazioni del poeta Qin Guan:

.

鹊 桥 仙
秦 观

织 云 弄 巧 ,
飞 星 传 恨 ,
银 汉 迢 迢 暗 度 。

金 风 玉 露 一 相 逢 ,
便 胜 却 、 人 间 无 数 。

柔 情 似 水 ,
佳 期 如 梦 ,
忍 顾 鹊 桥 归 路 ?

两 情 若 是 久 长 时 ,
又 岂 在 、 朝 朝 暮 暮 ?

.

La favola del ponte delle Gazze

.

Spostando le nuvole, giocando con i pensieri,

incrociando il dolore delle stelle messaggere,

attraverso l’immensa e oscura via lattea

e’ ormai da molto che non ci incontriamo.

La nostra unione e’ come una rugiada mattiniera nel vento autunnale,

supera ogni comune congiunzione terrena.

Teneramente le nostre emozioni sono come un torrente in piena

E un bell’incontro nel bagliore dei nostri sogni,

potro’ mai trasformare il ponte delle Gazze

in una strada da percorrere?

Se l’amore di due perdura per sempre,

cosa importa poi

se non possiam vederci giorno dopo giorno, notte dopo notte?

(Mia libera traduzione)

Alla prossima 😉

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