Beijing 1-8/IV/2012

北京 201241-8

Passare da un clima subtropicale ad uno continentale e’ stata una bella prova per il mio fisico. Ero abituato a camminare in t-shirt per Shenzhen da due mesi ormai e in occasione del mio nuovo viaggio ho dovuto ripescare dall’armadio l’impolverata giacca da snowboard.

Non e’ solo distante 3 ore di aereo Beijing dal Guangdong ma costituisce proprio un altro sistema in questo mondo sconfinato chiamato Cina.

Ero eccitato e bramoso di poter vivere finalmente questa citta’ dato che e’ dal 2004 che l’avrei dovuta visitare ma che, per numerose e svariate motivazioni, non mi e’ stato possible giungervi.

Approfittando della festivita’ Qing ming 清明 (l’equivalente del nostro “giorno dei morti”) e addizionandovi 3 giorni di vacanza dal lavoro sono finalmente giunto nella capitale.

Come ho orora affermato Pechino costituisce un mondo assestante e passeggiando per le sue vie nel periodo di aprile sembra di correre senza freni con una montagna russa: si passa da 6 gradi notturni e mattutini ai 24 gradi pomeridiani e serali (e non e’ un caso che sto approfittando del mio settimo giorno di soggiorno per scrivere questo articolo in albergo e con qualche linea di febbre :S).

La vastita’ di questa metropoli e’ immensa, 16 milioni di abitanti distribuiti in modo omogeneo in una superficie che e’ grande esattamente come la meta’ del Belgio, non e’ da sorprendersi che, vantando una storia plurimillenaria, sia costellata di monumenti, templi, musei, parchi e angoli rimasti immutati nei secoli.

Paradossalmente in una citta’ dalle vestigia cosi’ storiche ho voluto intraprendere il mio viaggio proprio dalla parte piu’ moderna: la zona olimpica. L’ho ammirata durante le olimpiadi del 2008, l’ho studiata e portata come modello critico per la mia tesi di laurea e finalmente l’ho potuta esplorare.

Entrare nel “Water cube” e’ stato come lanciarsi con la catapulta indietro nel ormai lontano 2008 quando vedevo emozionato le gare di Tuffi tifando per il mio allenatore e gli altri azzurri. A conferma del fatto che questi cinesi non lasciano nulla fuori della portata del consumismo, all’interno del grande edificio a Bolle di Plastica illuminate c’e’ un parco divertimenti acquatico che, malgrado il freddo pungente, era gremito di persone dai costumi bizzarri e demode’ che sguazzavano tra scivoli, serpentoni, centrifughe e piscine dalle onde posticce.

Il “Bird’s Nest” e’ qualcosa di molto difficile da descrivere con banali parole: confesso di non essere entrato in molti stadi, ma questo meritava tutta la mia attenzione perche’ oltre ad essere stato progettato da una maestria di architetti che adoro (Herzog & De Meuron) presenta una struttura a nastri di acciao stuccati di cemento che avviluppandosi in modo apparentemente “Random” creano l’involucro esterno e la texture simile a quella di un “Nido di uccello”. Una critica pero’ e’ doveroso aggiungerla…le luci interne, i lampadari nei corridoi esterni, a mio avviso sembrano delle forme antropomorfe (addirittura aliene) che pendono dall’alto come agglomerati informi di silicone rappreso. (H&DM chiedo umilmente venia…). Dal punto piu’ alto dello stadio io ed il mio amico ci siamo sorpresi di scorgere una serie di templi dalle fattezze piu’ svariate, sorpresi perche’ questa e’ una zona Nord molto nuova che idealmente vuole riprendere lo storico asse Nord/sud baricentrico dello zoccolo duro di BJ; incuriositi abbiam percorso la nuova piazza sfidando una bufera di vento e ci siam resi conto che quei templi erano solo un miraggio, una finzione, appartenendo interamente ad un parco divertimenti ispirato alla “Cina classica”. Ci sarei entrato ma il prezzo di 400Yuan mi ha altamente scoraggiato e mi e’ bastato vedere la “sfumatura architettonica” di un tempio Buddhista in concessionario per desistere.

L’albergo dove alloggiavo non distava che 10 minuti a piedi dal fulcro della citta’ eppure sembra di stare in pieno “country side”: estremamente nascosto tra le vie di un complesso industriale pieno di vita durante in giorno ma spoglio e schiaffeggiato dal vento freddo di notte.

Molto spesso a SZ nella pausa pranzo nel ristorante scelgo piatti pechinesi… e le mie alte aspettative non sono state affatto deluse. Tuttavia una cosa ha colpito la mia attenzione e forse la mia velenosa critica: nei numerosi Barbecue per le strade vengono venduti spiedini di “Scorpioni”, “tarantole” e “cavallette” rigorosamente vivi… e dallo stupore iniziale il disgusto si e’ inalberato immaginando la sofferenza dell’animale, impalato brutalmente in trepida attesa di una fine imminente chissa’ tra le fauci di qualche intrepido turista curioso. Il cibo di strada non e’ solo barbarie e aberrazioni ma anche un delizioso break dopo una visita impegnativa sotto il sole mite: lo “jian bing guo zi煎饼果子 e’ una squisita Crepes con uovo, erba cipollina, farina croccante fritta con spennellature di soia e salsa barbecue piccante. Tra le altre prelibatezze di strada anche lo “bing tang hu lu冰糖葫芦 che non e’ altro che uno spiedino di Fragole o Mele selvatiche caramellate e tostate.

Batteria della Canon carica, vestiti semipesanti addosso, buon mattino, dopo una buona colazione sono partito per piazza Tian’an men 天安门. La possono descrivere in moltissimi modi, spendendo innumerevoli parole ma questa piazza si comprende e si vive solo camminandovi per tutta la sua lunghezza. Erano indelebili tuttavia le immagini cruente del 1989 nella mia mente…il mio amico ha provato a cercare con “Baidu” (l’equivalente cinese del Google) notizie ma il tutto e’ stato bloccato dal governo.

Al “Grande timoniere” Mao Zedong e’ stato dedicato un museo monumentale che ne ospita le spoglia, numerose statue e un immenso ritratto proprio in prossimita’ della Porta della pace celeste, i “proprilei” della Citta’ Proibita.

Per visitare quest’immenso palazzo reale forse un giorno non e’ sufficiente contando un’ora minimo di fila in coda per acqistare il biglietto di entrata. Si chiama Citta’ Proibita proprio perche’ per piu’ di 500 anni fu severamente interdetto l’accesso ai cittadini comuni (fatta eccezione delle guardie, delle numerose presenze femminili della corte e di alcuni uomini “castrati” come pegno per poter servire fedelmente l’imperatore). E’ spettacolare e al tempo stesso alienante l’archittetura del nord: e’ l’elevazione a potenza di qualsiasi tempio/palazzo che abbia mai visitato nella terra di mezzo. Due sono le dinastie principali che dimorarono la citta’ proibita: I Ming e i Qing. Si susseguono rapidi ampli cortili, piazze sconfinate edifici dalla colorazione rosso sangue e dalle decorazioni sfarzose di oro, smeraldo e bluoltremare. Di notevole interesse il muro dei “nove dragoni” finemente decorato, il giardino alle spalle della porta nord e la vista spettacolare che si puo’ ammirare dalla collina di Carbone, dove sorgono 3 pagode e che la piu’ alta conferisce una visione panoramica e spettacolare del complesso reale e di tutta Beijing in generale.

La notte offre molte possibilita’, una delle quali e’ stata una passeggiata interessante per l’arteria commerciale principale Wang fu jing e la visita del mercato notturno ricco di stranezze, bizzarrie e cineserie.

Data la vastita’di informazioni per evitare al lettore un’overdose di immagini e aneddoti spezzo questo mio viaggio in 3 parti, e questa essenzialmente era la prima.

A presto

😉

Galleria fotografica


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