Chiang Mai 4-5-6-7/IV/2014

清邁201444-5-6-7

« Colui che è privo di ragione, senza criterio, sempre impuro, costui non giunge alla sede [suprema], ma ricade nel ciclo delle esistenze. » Kāṭha Upaniṣad. III, 6

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Chiang Mai เชียงใหม่ deve la sua esistenza alle placide acque del fiume Ping che rappresentava un importante canale commerciale tra Yunnan 云南(Cina), Burma e il golfo del Siam (Tailandia). Da quest’area venivano esportati benzoino, pelli e corna di animali selvatici, alveari per la cera e profumi; tutti prodotti molto richiesti dal Regno di Mezzo. Primi giunsero i cinesi che assoggettarono le minoranze etniche della zona come schiavitù, nei campi di riso gestiti in base a corvee durissime (sistema che si conservò immutato fino al 1870). Lungo queste rive e in particolare nella zona nord si sviluppò il regno feudale di Lan Na อาณาจักรล้านนา. La fertile terra lungo il fiume catturò l’interesse di Mangrai, un potente leader del nord che conquistando la vicina città di Lamphum fondò nel 1296 l’attuale città di Chiang Mai. Il posizionamento della città è tipicamente ispirato alla geomanzia, la relazione con le montagne che allo stesso tempo davano legna e acqua. Chiang Mai divenne la capitale dell’alleanza tra le principali fazioni concorrenti a quel tempo nel territorio tailandese e divenne parte del “Regno dei mille campi di riso”. Tuttavia il regno di Lan Na aveva tre altri grandi rivali; lo stato di Pegu (l’attuale Myanmar) ad occidente, lo stato di Ayutthaya อาณาจักรอยุธยา (dove è situata Bangkok) a sud e lo stato di Lan Xang ລ້ານຊ້າງ (parte del Laos e Tailandia dell’est) ad oriente. Per più di due secoli (1558-1774) Chiang Mai fu un possedimento vassallo Burmese (Myanmar) che la utilizzava come base principale per la guerra con Ayutthaya. A seguito dell’invasione gran parte della popolazione si rifugiò nel territori limitrofi lasciando la città storica di Chiang Mai in uno stato di semi-abbandono per circa 20 anni. Una figura chiave della storia Lan Na è Chao Kawila di Lampang che riuscì a scacciare i Burmesi da Chiang Mai e ripopolare nel 1796 la città.

Durante la prima metà del 1800 si susseguirono le guerre coloniali con gli inglesi e i francesi che si contendevano il territorio Indocinese. È solo nel 1921 che venne aperta la prima ferrovia per connettere Chiang Mai alle principali città tailandesi e anche se questo rappresentò il declino della produzione del legno pregiato, diede inizio allo sviluppo economico. Quando la Cina era in piena rivoluzione culturale, Chiang Mai era completamente immersa nella povertà. Dallo Yunnan  (Cina sud-occidentale) penetrò il mercato nero delle droghe, delle medicine, della giada e altri prodotti illegali. Il boom turistico non arrivò se non dopo il 1980 quando anche Bangkok accoglieva i primi turisti (specialmente provenienti dalla Cina). La crisi economica asiatica del 1970 frenò un poco lo sviluppo ma con Thaksin Shinawatra ทักษิณ ชินวัตร primo ministro nel 2001 vennero incoraggiati molti investimenti stranieri per accelerare lo sviluppo infrastrutturale.

Il 70% del territorio della Tailandia è composto da montagne, vallate e dense foreste. Per questo questa è un’area molto ricca di differenze culturali, sviluppatesi indipendentemente: le lingue, gli abiti e i caratteri somatici posseggono numerose peculiarità che contraddistinguono territori relativamente vicini geograficamente. Gli abitanti delle Vallate si fanno chiamare Khon Muang e risultano essere mulatti. Tutte le lingue, malgrado le numerose differenze fonetiche e grammaticali, appartengono al gruppo sino-tibetano e quella di Chiang Mai (molto diversa dal tailandese standard di Bangkok) viene chiamata Kham muag. La scrittura antica proviene direttamente dall’India (Sanscrito e Pali), alcuni vocaboli dalla civiltà di Angkor Wat tramite gli Khmer, altri dalla etnia Mon. Il re Rama V nel 1800 impose l’utilizzo della sola lingua di Rattanakosin (Bangkok) e decise di bruciare tutti i manoscritti storici conservati nei templi, dipinti sulle foglie di Palme Talipot (dopo 60 anni le foglie cominciano un processo di rapido degrado). Fortunatamente non tutti i reperti sono andati perduti nei roghi.

La maggior parte dei templi a Chiang Mai segue il Buddhismo Theravāda che si basa sul Dhamma, la verità assoluta secondo i principi buddhisti, la legge naturale. Venne introdotto dall’impero Khmer e dai burmesi di Bagan. Queste popolazioni tuttavia da sempre seguivano una religione di tipo animista, basata sui cicli di fertilità delle risaie e il susseguirsi delle stagioni. Le autoctone abitudini religiose si fusero con l’entrante buddhismo generando un’architettura ricca di rappresentazioni scultoree legate al culto delle piogge, all’aldilà, alla protezione e all’ascesa divina.

I Thalaeo rappresentano delle grandi scale, dei lunghi talismani di tessuto composti da strisce di Bambù che rappresentano una guida per i deceduti ad arrivare fino al paradiso, generalmente sono affissi alle travi lignee dei Viharn विहार, vihāra (padiglioni principali del complesso templare).

La figura del Naga, tipica della cultura di Angkor Wat, fuoriesce dalla bocca del Makara मकर, una creatura mitologica che combina elementi morfologici di un coccodrillo, di un elefante e di un serpente. Sono i servi del dio vedico Varuna, che controlla le acque ma anche l’ordine del cosmo intero. Entrambe le figure mitologiche vivono nel paradiso nel mezzo dei fiumi, della acque marine e dei laghi. Sulle balaustre dei templi rappresentano al tempo stesso l’ascesa delle acque al paradiso e la discesa della pioggia dal cielo. Secondo la religione il mare di Saṃsāra संसार è nel mezzo tra il Viharn (il tempio) e il mondo informe del Nirvāṇa निर्वाण.

Anche il Mom è una figura mitologica associata alla pioggia. Sembra un dragone, dal corpo completamente ricoperto di scaglie dorate e gli occhi di smeraldo.

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Le anatre del cielo, Hong o Hamsa, animali mitologici che connettono gli oceani, il sole e il paradiso. Si crede che questi volatili possano portare nel paradiso direttamente le anime delle persone che contribuirono alla costruzione del tempio.

I Singha สิงห์ sono pseudo leoni che fanno la guardia al tempio e generalmente hanno la stessa funzione dei leoni classici nell’architettura cinese antica. I Singha sono di origine Mon e burmese e vengono chiamati in Myanmar Chinte. In alcuni templi è possibile vedere una figura femminile nella loro bocca; secondo la leggenda è una donna salvata dal Buddha per aver dimostrato distinta saggezza.

I Garuda गरुड़ (torso umano e parte sotto l’ombelico d’uccello), sono i padroni del cielo e in tutti i tetti posizionano i loro artigli di aquila sulle parti terminali dei naga. Questa rappresentazione scultorea, decorazione viene chiamata cho fa.

Mi ha colpito come le numerose statue del buddha nell’altare principale, distribuite dalla più piccola alla più grande, fossero tutte legate con fili di cotone bianco; durante le celebrazioni religiose, come quella alla quale ho assistito fuori dal Tempio di Chedi Luang วัดเจดีย์หลวง le persone in prima fila afferrano con le mani le estremità dei fili per avere una connessione spirituale diretta con la divinità.

A breve la seconda parte del racconto…

Galleria Fotografica I

Galleria Fotografica II

 


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