Taipei 13-14-15-16-17/III/2013

台北 2013313-14-15-16-17

Taipei  (117)

Le tre T proibite nella “terra di mezzo”:

1) Tibet

2) Piazza Tienanmen a Pechino

3) Taiwan

Uno dei gioielli di Taipei è senza ombra di dubbio il “Museo del palazzo Nazionale”che ospita migliaia di tesori “trafugati” dalla Cina imperiale. Di giada, bronzo e ceramica sono gli oggetti di inestimabile valore stipati in questo palazzo dalle fattezze ellenico/cinesi alle pendici di una montagna verde in perfetta armonia con la ancestrale filosofia Feng-shui 风水.

Il cielo rotondo, la terra quadrata. 天圆地方

Avevo scoperto questa legge divina durante la mia visita a 广州 Guangzhou più di un anno fa e anche in questo museo ho ritrovato i dischi di Giada che venivano collocati come oggetti funerari nelle tombe per preservare i tessuti dalla rapida decomposizione; in particolare nel museo sono presenti delle “cicale” di Giada che venivano posizionate all’interno della bocca del defunto per simboleggiarne la conseguente rinascita. Sarà grazie ad una guida entusiasta, estremamente colta e appassionata, ma il museo e la sua esplorazione mi ha veramente intrigato. Non sapevo che la giada, la gemma sacra cinese, è preziosa non tanto per la rarezza ma quanto per la lavorabilità: possiede un coefficiente di durezza di 6.5/10 secondo la scala di Mohs (il diamante è 10/10, il gesso e i denti 2/10). Uno dei reperti archeologici più interessanti è un gioiello di Giada lucente di forma astratta che ricorda una nuvola e gli artigli di un’aquila al tempo stesso ritrovato nella regione della Mongolia interna e risalente a 6000 anni fa.

Essenziale stabilire la differenza tra Giadeite e Nefrite. La prima è la meno pregiata, la più diffusa, quella che i cinesi chiamano “Matto Yu”; di questa gemma si possono incontrare bracciali, collane anche a buon prezzo e il colore è di un verde vivace ed omogeneo. La seconda, la Nefrite (dal greco Nephron ovvero “rene”, veniva usata per curare i disturbi renali) Ca2(Mg,Fe)5[Si4O11]2(OH)2 è la vera gemma preziosa con la durezza che la rende difficilissima da tagliare e il colore verde acceso inconfondibile.

È stato interessante notare come l’evoluzione della lavorazione della giada e della porcellana andava di pari passo alle varie dinastie imperiali cinesi, dai gioielli monocromatici con disegni complessi, dalle proto-porcellane (35000 anni fa)  alle ceramiche “bianco zucchero” o “rosso rubino”, dai “dipinti di giada” di Lu Zigang, alle influenze indiane nella decorazione, dalla dinastia Song (attentissima nei particolari) all’utilizzo della tecnica del “Dripping glass”, vetro fuso su ceramica lasciato cadere dall’alto per esaltarne la plasticità, lasciando in bianco la pelle delle statue antropomorfe e colorando le vesti con solo 3 colori (Sancai, dinastia Tang). Anche la grande sezione dedicata alla calligrafia è degna di encomio: è stato emozionante srotolare con lo sguardo i lunghi papiri di Zhu Yun Ming (calligrafo più famoso cinese) e, pur non comprendendone il significato, perdersi nella sua scrittura seguendone il ritmo e la vivacità. Nel museo viene inoltre conservato gelosamente il dipinto più famoso della storia cinese il “Qing Ming 清明上河图” ,  un dipinto di 25 cm per 525 cm, capolavoro dell’arte Song dipinto da Zhang Zaudan 张择端 attorno all’anno 1000 dc; viene chiamato la “Gioconda cinese” e viene esposto ogni 5 anni solo per un breve periodo, sfortunatamente non ho potuto vederlo dal vivo.

Taiwan è anche caratterizzata da sapori unici e originali come la frutta fresca (da sottolineare una frutta chiamata “mela zuccherina施加  Annona squamosa verde all’esterno e bianca come il latte dentro con noccioli grandi e neri… squisita), gli spiedini di annurche/fragole pechinesi 冰糖葫芦,  il pesce fritto e tante altre prelibatezze del mercato notturno di Shilin; obbligatoria la visita e perdersi nell’arteria principale con il miasma di gente, il teatro di burattini, i templi aperti ed illuminati, le bancarelle gastronomiche, la musica tradizionale e la sensazione di passeggiare per una città che non ricorda molto la Cina ma che sembra più europea, quasi come una fiera di paese.

I templi a Taiwan sono differenti: più colorati e decorati di quelli nel Mainland. I templi di Baoan e di Confucio sono dei gioielli dell’architettura classica; mi hanno colpito le terminazioni decorate della sommità dei tetti, dragoni, fenici, sfere luminose e pagode.  No avevo mai visto in un tempio i blocchetti lignei rossi sagomati a “fegato” che vengono utilizzati durante la preghiera buddhista: si tengono in mano con le due metà simmetriche congiunte e ad intervalli si lasciano cadere a terra producendo un caratteristico rumore propedeutico alla comunicazione col divino.

Il Taipei 101 臺北 101, l’immenso grattacielo che regna nella zona nuova e più glamour di Taipei è diventato il simbolo della città; sagomato come una pianta di Bambù svetta per 500 metri sopra la città, costruito dall’architetto Chung Ping Wang, assicurandosi il primato di edificio più alto del mondo per diversi anni e attualmente alla stesura di questo articolo classificandosi al terzo posto dopo il Burj al Khalifa di Dubai e le Abraj Al-Bait Towers a la Mecca. Gli otto moduli del bambù si susseguono verticalmente dando l’effetto di una “Pagoda rovescia”, intervallati da oculi sui 4 punti cardinali e eleganti volute di metallo sugli spigoli (denominate Ruyi 如意 perchè ricordano I caratteristici scettri cinesi per le cerimonie religiose) della base grande di ogni tronco di piramide (ovvero di ogni segmento di bambù). Ascendere il colosso architettonico è una esperienza unica: si utilizza l’ascensore idraulico più potente del mondo in grado di salire 1010 metri al minuto, ovvero abbiam raggiunto l’89esimo piano con soli 37 secondi. Le forme eleganti dell’esterno sono a mio avviso pressoché inesistenti all’interno: il tetto è molto basso, gli arredi interni molto poco curati e c’è polvere dovunque. Il 101 possiede una formula per evitare il pericoloso ondeggiamento causato dai forti venti alquanto originale: tra il 90esimo e l’89esimo piano è stata collocata una sfera di acciaio di diametro di 5.5 metri e peso di ben 660 tonnellate (l’equivalente di 132 elefanti) che grazie ad alcuni bracci idraulici riesce a bilanciare l’oscillamento della punta dell’edificio e a ridurne l’effetto collaterale sulle strutture.

Una gita fuoriporta nei dintorni di Taipei fornisce la possibilità di visitare la parte a nord dell’isola, a ridosso del mare, con le spiagge e le formazioni rocciose tipiche di Nanyia, le ex-miniere d’oro sulle pendici dei monti ormai abbandonate, il caratteristico “mare bicolore” dovuto al pigmento rilasciato dalle rocce provenienti dalle ex fabbriche e la piccola città di 九分 Jiufen (famosissima in oriente per il film 悲清城市 beiqing chengshi ) che sebbene completamente piegata al turismo massivo, conserva lo splendore caratteristico delle costruzioni tradizionali taiwanesi, koine’ architettoniche di Giappone e Cina. Dopo l’intensa escursione una tappa alla cittadina termale di Beitou (il distretto più a nord di Taipei), tranquillamente raggiungibile da una pulita ed efficiente linea metro, fornisce un buono spunto per rigenerarsi e rilassarsi tra gli effluvi delle piscine, delle acque sulfuree, ferrose, ricche di sodio idrogenato e Sali minerali.

Non si fermerà a questa rapida ma intensa visita di Taipei, visiterò ancora la terra del Fiore di Prugna 梅花, ci sono molte cose della capitale che ancora non ho visto, le isole, la parte centrale dei parchi naturali e le fantastiche spiagge del sud dell’isola, chissà che a breve non organizzi un’ennesima escursione verso Taiwan, per ora l’importante è sognare e costruire nella mente la prossima avventura.

Un saluto

Alla prossima

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