Seoul  13-14-15-16/ VIII/2016

首尔 2016813-14-15-16

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Era da tanto tempo che volevo visitare questa terra e dopo un estenuante progetto di un centro sportivo-culturale a Shenzhen che mi ha fatto fare ben 36 ore di straordinario in meno di un mese ho deciso di partire finalmente alla volta della Corea del Sud 대한민국, 大韓民國, Daehan Minguk e fortunatamente ho avuto la possibilità di spendere quattro giorni nella sua eclettica capitale: Seoul서울특별시. Una delle prime cose che ho notato giunto nella capitale è che Seoul a mio avviso si trova geometricamente nel baricentro culturale tra la caotica Cina e l’estremamente organizzato Giappone. La città è un continuo susseguirsi di edifici storici rimodernati da restauri poco legittimi e facciate antiche abbandonate al tempo, di vetri scintillanti e curvi che rifletto gli edifici tipici del boom edilizio del secolo scorso.

Dopo aver visitato il Gyeongbokgung 경복궁, emblema della Seoul antica e dopo esserci smarriti nei dedali dei giardini,nei danzanti riflessi del tempio sul lago e nelle vivaci decorazioni dei tetti a spioventi antichi caratteristici, ci si accorge di quanto il confine tra antichità e modernità a Seoul possa essere labile; nuovi edifici dalle forme organiche sorgono lungo tutto il tessuto cittadino e numerose sono le installazioni artistiche che garantiscono a questa città un carattere unico. Sono stato colpito da alcune zone in cui la sinergia tra moderno e presente genera degli spazi unici e carichi di vitalità:

1) la zona Universitaria di Hongdae홍대, posizionata di fronte alla base militare statunitense, attira una variegata clientela con molteplici intrattenimenti ed eventi di musica dal vivo, cibo occidentale, concerti di musica Jazz; un  eterogeneo miscuglio di stili e tendenze.

2)la zona di dongdaemun dove l’incontro-scontro tra l’antico e il nuovo è coronato dall’architettura organica della recentemente defunta architetta Zaha Hadid: visitare l’edificio “design and park”è come entrare nel set di un film di fantascienza con pareti modulari composte da 45000 pannelli in alluminio piegati, curvati fluidamente e concordati simmetricamente in un passaggio a ponte sopraelevato, piazze e spazi interrati e una serie di esposizioni interne.

3)La zona di Cheonggyecheon 청계천 ospita un intervento urbanistico a mio avviso molto riuscito e interessante: in sostanza è una piazza verde, un giardino lineare che si estende per quasi 6 km e che taglia interrato di circa tre metri il tessuto cittadino denso e compatto. È stato creato grazie alla rimozione di una autostrada sopraelevata che collegava la parte centrale di Seoul con la parte sud adiacente al fiume Han. Tolto lo smog e il rumore delle macchine, il parco lineare, inaugurato nel 2005,  è composto da un torrente artificiale generato da un’elegante fontana che scorre sinuoso disegnando e ritagliando le varie sezioni della bretella verde che come cammei che offrono alla gente di Seoul durante i calorosi giorni estivi piacevoli luoghi dove potersi rilassare e allontanare dalla frenesia della città.

4)L’area di Gangnam 강남, a sud del fiume Han, che oltre ad essere diventata famosa per l’orecchiabile tormentone Gangnam Style offre un panorama architettonico estremamente variegato in cui edifici dalle facciate squadrate e severe fronteggiano originali torri come la GT Tower east che come una fiamma si innalza sinuosa sfidando ogni barriera architettonica. Prestigiose marche e importanti banche si contendono gli spazi di fronte alla elegante strada principale rendendo Gangnam uno dei quartieri uffici più importanti della metropoli.

Durante la visita del centro di Seoul è facile incontrare turiste in abito tradizionale che come ho notato anche in Giappone vanno in giro per il centro a caccia del selfie perfetto. Non sono dei vestiti originali ma imitano alla perfezione i tradizionali Hanbok 한복, dai colori vivaci, forme semplici e bombate, che rappresentano l’esempio tradizionale e distintivo del dress code antico coreano.

Non posso nascondere di essere sempre stato attratto dalle scritture più misteriose e dopo il cinese e il giapponese ho cercato di studiare grossomodo  come pronunciare e saper leggere la lingua coreana con l’aiuto di numerosi programmi digitali.

La scrittura coreana si basa sul sistema hangŭl (한글) o chosŏngŭl (조선글), un alfabeto che visivamente risulta un elegante composizione astratta di linee-cerchi-segmenti. L’Hangul fu studiato e creato per iniziativa del re Sejong il Grande nel XV secolo da alcuni matematici e scienziati: basicamente il re voleva abbandonare il sistema precedentemente utilizzato basato sugli Hanja (汉字ovvero i caratteri Cinesi) e adottare un nuovo sistema capace di caratterizzare appieno la scrittura di un intero paese. Interessante sottolineare come la parola stessa hangul voglia dire esattamente “il grande alfabeto” e fu coniato solo nel 1912. A differenza del sistema di scrittura cinese, quello coreano è di tipo Fonetico, ovvero ogni carattere rappresenta una sillaba e generalmente è composto da duo o tre suoni elementari. Per esempio la parola Han한 è composta daㅎ (h aspirata) ㅏ (a) ㄴ (n), analogamente la parola gŭl글è composta da ㄱ (g) ㅡ (u breve, indistinta) ㄹ (r, l). Storicamente come la lingua cinese anche quella coreana ha subito una grande semplificazione così molti suoni sono ormai caduti in disuso. Fondamentalmente l’hangul è il Pinyin coreano, ovvero risulta essere semplicemente la translitterazione di un suono che precedentemente veniva espresso mediante un carattere proveniente dal mandarino.

  • 14 consonanti semplici: ㄱㄴㄷㄹㅁㅂㅅㅇㅈㅊㅋㅌㅍㅎ, cui si aggiungono le obsolete ㅿㆁㆆㅱㅸㆄ
  • 5 consonanti doppie: ㄲㄸㅃㅆㅉ, cui si aggiungono le obsolete ㅥㆀㆅㅹ
  • 11 raggruppamenti di consonanti ㄳㄵㄶㄺㄻㄼㄽㄾㄿㅀㅄ, cui si aggiungono gli obsoleti ㅦㅧㅨㅪㅬㅭㅮㅯㅰㅲㅳㅶㅷㅺㅻㅼㅽㅾㆂㆃ, e gli obsoleti raggruppamenti tripli ㅩㅫㅴㅵ
  • 6 vocali semplici: ㅏㅓㅗㅜㅡㅣ, cui si aggiunge l’obsoleta ㆍ
  • 4 vocali semplici iotizzate: ㅑㅕㅛㅠ
  • 11 dittonghi: ㅐㅒㅔㅖㅘㅙㅚㅝㅞㅟㅢ, cui si aggiungono gli obsoleti ㆎㆇㆈㆉㆊㆋㆌ

Una storia affascinante legata alla tradizione coreana culinaria è quella del Kimchi김치.È spontaneo considerare il Kimchi come l’alimento simbolo più rappresentativo di questo stato; tutti i ristoranti lo servono e ne esistono innumerevoli varianti. Ultimamente ho visto che sempre più ristoranti giapponesi qui in Asia sono propensi a includere il Kimchi nei menù tradizionali nipponici perché accompagna perfettamente una piatto a base di riso. Ma cosa è esattamente il Kimchi?

Fondamentalmente si tratta di vegetali vari (cavoli, rafano, cetrioli, cipolle verdi) posti in grandi giare che vengono interrate in previsione del consumo invernale. Nelle giare di terracotta il Kimchi inizia la fermentazione e da questo processo deriva il gusto particolare e ricco di lactobacilli e varie vitamine. La produzione del Kimchi ovviamente viene spiegata dalla necessità di conservare i cibi e poter affrontare i rigidi inverni coreani con una scorta ben fornita. Nella cucina coreana sono quasi sempre presenti questi vegetali piccanti fermentati dall’aspetto rosso scarlatto e cucinati in piatti come il Bibim Bap비빔밥 (misto di vegetali, riso, uova e carne di manzo fatto cuocere in una teglia di terracotta bollente) sono una prelibatezza.

Mi ha sorpreso constatare quanto la capitale della Corea del Sud, Seoul sia molto vicina geograficamente al confine con la famigerata Corea del Nord e quindi da Seoul si ha la possibilità di visitare la famosa zona demilitarizzata al confine con la Corea del nord, una delle aree geografiche più calde del mondo, una striscia di 250 km di lunghezza e 4 km di larghezza che tesaurizza appieno l’esito della guerra fredda.

A seguito della sconfitta giapponese durante la Seconda guerra mondiale, il 38° parallelo segnava la linea divisoria dell’occupazione russo-americana in Corea (sotto il dominio giapponese dal 1910). In quell’epoca nella parte Nord della Corea, parte più industrializzata che divenne nel 1948 la Repubblica Popolare di Corea sotto la presidenza di Kim Il Sung, erano nati i comitati comunisti del Fronte Nazionale e nella parte Sud della Corea, parte decisamente più agricola  che sotto il controllo di una commissione delle Nazioni Unite costituì la Repubblica Democratica di Corea, si insediò un governo militare appoggiato dagli Stati Uniti. Il confine tra i due stati era segnato appunto dal 38° parallelo.

Vari tentativi da parte dell’ONU di unire il paese fallirono ripetutamente e solo nel giugno 1950, i nordcoreani attaccarono la Corea del Sud senza preavviso e le truppe costringendo le truppe a ritirarsi fino a Busan, all’estrema punta meridionale della penisola.

Qui le forze delle Nazioni Unite attuarono una ferma resistenza e, in settembre, respinsero una violenta offensiva del Nord. Alla metà del mese, grazie ad uno sbarco americano di nuove forze a Inchon, nei pressi della capitale Seul, che permise di rompere la linea di rifornimento dell’esercito nordcoreano, l’offensiva del Nord si trasformò in ritirata disordinata. I tentativi di ripristinare la pace in Corea iniziarono già alla metà del 1951, a Kaesong, ma durarono più di due anni. Uno dei problemi riguardava la questione del rimpatrio dei prigionieri di guerra, che i comunisti volevano totale ed eventualmente forzato, mentre le forze ONU chiedevano che avvenisse in modo volontario. A rallentare il raggiungimento della pace c’era anche l’intransigenza del presidente sudcoreano, che insisteva perché la guerra continuasse fino alla conquista del Nord. Le trattative sembravano giunte ad un punto morto quando, nel clima di distensione seguito alla morte di Stalin, i negoziati ripresero in un’atmosfera più positiva. Eisenhower, nuovo presidente americano che intendeva porre fine alla guerra ad ogni costo, ottenne il 27 luglio 1953 la firma dell’armistizio.

In Corea del Sud dovunque si respira un orgoglio nazionalista e non è raro imbattersi nei poster di propaganda politica riguardo alla disputa delle isole Dokdo, territori contesi con gli stati circostanti.

Andare a Seoul non è stata solo un’esperienza unica ma ho avuto anche la possibilità di rincontrare dopo 7 anni la mia amica coreana Ji Yeong alla quale porgo i miei più sentiti auguri per aver celebrato le nozze con Mark il primo ottobre 2016.

Ovviamente quattro giorni non sono sufficienti per vivere appieno un intero paese ma aver avuto la possibilità di parlare e confrontarmi con delle persone locali mi ha aiutato ad avere un’idea più concreta della vita di Seoul e più in generale della Corea del Sud. Sono sempre più curioso di andare a vedere cosa c’è al di là del confine, oltre quel celeberrimo 38esimo parallelo e scoprire quella che da molte persone è stata definita una versione della Cina degli anni 60; chissà se a breve avrò la possibilità di visitare anche la Corea del Nord 조선민주주의인민공화국

Il tempo è tiranno e la voglia di scrivere è un impulso irrefrenabile che malgrado lo studio del cinese avanzato, le lezioni di Spagnolo, Italiano, Inglese e il lavoro freelance come architetto avvolte prende piacevolmente il sopravvento.

Ho ancora due altre strepitose avventure da descrivere per poter stare al passo con i tempi del mio blog quindi a breve racconterò della capitale del Vietnman, Hà Nội e a seguire dell’incredibile vacanza nell’atollo indonesiano di Gili Trawangan.

 

A presto!

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