Suzhou 22/VI/2013
苏州 2013年6月22日

“…in effetti, chi ritrova qualcosa di cui pensa di essersi liberato sperimenta la stessa delusione di chi non trova più qualcosa che credeva di poter recuperare in qualsiasi momento”

Il palazzo delle pulci-Elif Shafak.

Shanghai and Suzhou (10)

All’Aeroporto di Baoan qui a Shenzhen dicono che “il numero di passeggeri è aumentato in modo direttamente proporzionale a quello dei reclami. Causa principale sono i ritardi” le compagnie che servono la tratta Shenzhen-Shanghai continuano a crescere a macchia d’olio e a collezionare reclami su reclami. Il ritardo che caratterizza questa tratta molto frequentemente supera le tre ore e ci sono stati casi in cui l’aereo è decollato con ben undici ore di ritardo (si sarebbe quasi arrivati prima in treno). Il perché dei numerosi e pesanti ritardi delle compagnie aeree specialmente “Spring airlines” e ”Shenzhen Airlines” e dovuto soprattutto alla politica aeroportuale cinese che lascia assoluta precedenza a mezzi militari, del governo e internazionali e assoluta posteriorità a tutti gli altri; così se un aereo militare atterra con 3 ore di ritardo si devono attendere 3 più le altre 3 che ci mette per scaricare le merci, fare rifornimento carburante ecc… insomma un’esperienza  servante prendere un volo da Shenzhen fino a Shanghai, anche alle undici di notte. Tutti i passeggeri che puntualmente erano arrivati al gate hanno avuto un attimo di ira quando è stato annunciato che il volo avrebbe ritardato di un’ora, poi due, poi tre; per quanto mi riguarda ero seduto sui sedili abitando la bolla che mi isolava dal mondo tra le mani il libro “Il Palazzo delle Pulci” della Shafak.

Il clima incerto e un forecast per nulla convincente non ci ha scoraggiato a prendere un treno mattutino e uscire da Shanghai per andare ad esplorare la famosa città di 苏州 Suzhou (Gusu 姑苏 era il suo antico nome quando era capitale dello stato di Wu). Dalla stazione di 虹桥 Hongqiao partono ogni ora treni ad alta velocità diretti verso molte città, rendendo assolutamente raggiungibile anche le città lontane centinaia di kilometri. Si dice che il veneto Marco Polo ( in cinese viene pronunciato come Ma cuo puo luo 马可·波罗) nel 1300 abbia affermato che “mentre in cielo esiste il paradiso, sulla terra esistono Hangzhou e Suzhou”. Sinceramente non conosco il paradiso ma posso affermare che Hangzhou è estremamente bella e Suzhou non è da meno. Dicono sia la “Venezia dell’Est” anche se sinceramente ho sentito questa definizione per almeno altre tre città qui in oriente, compresa Bangkok: Di Venezia Suzhou ha solo i canali stretti.

Il fascino di Suzhou è dato senza ombra di dubbio dai suoi giardini, cammei verdi di uno splendore unico che rendono questa antica città famosa in tutta la Cina. Avendo a disposizione poco tempo nel treno abbiam stabilito un itinerario che ovviamente escludeva molte attrazioni ma prevedeva i “must” da vedere assolutamente. Dalla stazione nord, che si presenta come una grade navicella spaziale dei film degli anni 70 con un bus abbiam attraversato il fossato cittadino e con la grande strada siamo giunti fino alla porta sud per visitare il “Padiglione dell’Onda Blu” costruita nel 1044 d.C. dal poeta Su Shunqing della Dinastia Song, sul sito di un preesistente giardino imperiale. Questo giardino si presenta lussureggiante e selvaggio al tempo stesso ed è uno dei più antichi della città, possiede una collina artificiale dalla quale è possibile avere l’illusione che questo spazio sia enorme in quanto privo di mura perimetrali. Il poco distante “Giardino del Maestro delle Reti” dal nome accattivante è uno dei più piccoli per estensione ma dei meglio conservati. Lo studio del Maestro e delle Peonie rappresenta il cuore dello spazio e vi si arriva percorrendo dedali contorti e rigorosamente non rettilinei.

Il giardino cinese si presenta agli occhi del visitatore come un papiro da srotolare lentamente; nulla è presentato nella sua interezza ma fornisce solo visioni parziali e illusorie. L’ambizione a creare, malgrado lo spazio ridotto, un ambiente illimitato è tipico dell’architettura dei giardini cinesi e per far questo questi architetti/geomanti si servivano di molte strategie: erano soliti posizionare delle porte modellate con motivi naturali (piante, foglie, trifogli), circolari o romboidali e in ognuna di queste posizionavano un gradino che si doveva scavalcare e non pestare, dato che l’altezza dei passaggi non supera il metro e sessata, per la maggior parte delle persone era d’obbligo abbassare il capo e in tal modo “rigenerare” la vista, un modo ingegnoso per preparare e meravigliare il visitatore ad ogni passaggio. Oltre ai materiali utilizzati, i colori, i giardini di pietra e la presenza di uno specchio d’acqua (di forma rigorosamente irregolare) c’è sempre almeno uno ponte che sfiora la superficie del lago artificiale, popolato da moltissime carpe rosso-giallo-arancio-bianche, e che secondo l’ideologia Fengshui 风水 ha la caratteristica di non essere retto ma una spezzata zigzagante (la linea retta in Cina è chiamata Sha e viene considerata negativamente “troppo penetrante”).

Pranzammo in un ristorante dello 新疆 Xinjiang (estrema regione cinese al confine con Kazakistan, Kirgikistan, India, Tibet, Russia e Mongolia) e io ammetto che avevo un certo timore di quella cucina data la super intossicazione alimentare che ho avuto a soli 3 mesi dall’arrivo in Cina per via degli “Spiedini di cane di pecora” che solo soliti arrostire su delle griglie, senza nessuna norma igienica e dalla dubbia qualità proprio cinesi (che cinesi non sembrano) proveniente dallo Xinjiang. Il cibo era molto buono anche se non mi sono azzardato a prendere qualcosa che non conoscessi già e il tè 砖 zhuan che a me è piaciuto molto a Gemma è sembrato avere il sapore della terra, de gustibus :). Data la posizione geografica e il certo isolamento che l’allontana dalla Cina tradizionale questa provincia deve essere assolutamente unica, un incontro sincretico di più culture, religioni, colori, architetture e tratti somatici; assolutamente da visitare (ovviamente in stagioni calde).

Con una lunga e piacevole passeggiata ci siamo diretti dalla parte meridionale in direzione nucleo storico ma appena giunti alle “Pagode gemelle” il cielo è sembrato aprirsi per un istante e gettare secchiate di pioggia dal nulla, in meno di 2 minuti da sole a acquazzone torrenziale. Rifugiatici in un taxi siam dovuti rientrare in stazione per via del mal tempo e dell’imminente ritorno a Shanghai. Diciamo che è rimasta incompleta la visita a Suzhou, devo assolutamente rimettervi piede al più presto.

Mi è stata inviata ieri una foto di alcune montagne del Gansu 甘肃省 Gānsù Shěng dai colori veramente unici. Sembrano artificiali, mi hanno ricordato l’immagine di un cono gelato di fragola, limone, nocciola e cioccolato quando tutti i gusti e colori si amalgamano seguendo sinusoidali irregolari. Queste rocce dalla colorazione caratteristica prendono il nome di 丹霞地貌 dānxiá dìmào e risalgono a ben 24 milioni di anni… sarà una delle prossime mete.

alla prossima

continua il viaggio in Jiangsu con Nanchino.

😉

Galleria fotografica relativa


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