Hoi An, Vietnam 3-4-5-6-7/IX /2015

會安市,越南 2015年9月3-4-5-6-7日

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La mia vita è un continuo viaggio alla ricerca di me stesso. Inseguendo la felicità mi servo solo della mia curiosità come bussola durante il mio percorso.

Ho scelto un giorno importate per la cultura cinese per poter finalmente fermare nel mio diario cinese le mie emozioni riguardanti il mio viaggio in Vietnam. Oggi a Shenzhen come in tutta la Cina si celebra il 中秋节 Zhōngqiūjié ovvero la Festa di Metà Autunno conosciuta anche come “festa delle torte della Luna. Ho già ampliamente parlato di questa festività nei precedenti articoli. In questo giorno iniziano le tanto amate vacanze cinesi ed io come d’abitudine non mi lascio sfuggire l’occasione di visitare un nuovo paese, una nuova cultura. Tra una fetta ipercalorica di Mooncake e un sorso di tè di riso giapponese mi accingo a preparare tutto l’occorrente per il mio imminente viaggio in Laos ma nel frattempo sono qui che voglio raccontare la mia fantastica esperienza vietnamita di qualche settimana fa.

Approfittando di un lungo weekend sono approdato con il mio nuovo compagno di viaggi Matthew in una città nel centro del Vietnam chiamata Hội An, a 30 chilometri a sud della grande metropoli Da Nang. Per via della colonizzazione gli europei erano soliti chiamare questa città Faifo e questo è il nome che anche oggi ricorre spesso nelle insegne dei negozi, sulle fiancate dei Taxi cittadini e sui nomi delle strade.
È difficile credere oggi osservando gli stretti canali e le acque basse che questa città durante il primo secolo era nota con il nome di Lâm Ấp Phố (Città dei Champa) ed ospitava il più grande porto del sud-est asiatico. La posizione strategica di fronte al fiume Thu Bon attirò navi da tutte le parti: Cinesi, Giapponesi, Olandesi, Portoghesi, Spagnole, Filippine, Indiane, Indonesiane, Thailandesi, Francesi, Britanniche e Americane. Questo delirio di culture  rese i magazzini della città stracolmi di tutti i beni desiderati dalle sete, alla porcellana, dalla medicina cinese alle lacche. Anche nella città le tracce delle numerose culture che sono passate per Hoi An sono ancora visibili negli edifici, nelle decorazioni, negli usi e costumi e nella cucina. I cinesi la ribattezzarono Hai Po 海浦 che vuol dire “città sull’acqua” e separarono nettamente il confine del loro territorio con il vicino insediamento nipponico erigendo appunto il “Ponte giapponese” (XVI secolo) in lingua vietnamnita Chùa cầu che ancora oggi rappresenta una struttura unica al mondo in quanto unico ponte coperto con un tempio Buddhista mahayana.

Dal 1637 i Giapponesi smisero di frequentare Faifo come altre città asiatiche e si ritirarono per ordine del governo dentro i loro confini, ma qui rimasero le colonie cinesi che fondarono proprio a Hoi An il loro primo insediamento. All’interno del tessuto storico della città sono sparse come gemme le varie sale di riunioni delle congregazioni provenienti dalle diverse province della Terra di Mezzo, la comunità di Hainan 海南, Chaozhou 潮州, Guangzhou 广州, Fujian 福建.

Hoi An è anche stata la prima città vietnamita ad avere contatti con la religione cristiana, tra i missionari che giunsero nel XVII secolo dall’Europa c’era anche il famoso Alexandre de Rhode al quale si attribuisce il metodo di aver ideato il Quoc ngu ovvero l’alfabeto di derivazione latina utilizzato ancora nell’odierna scrittura vietnamita.

A a Ă ă  â B b C c D d Đ đ E e Ê ê G g H h I i K k L l M m N n O o Ô ô Ơ ơ P p Q q R r S s T t U u Ư ư V v X x Y y

Proprio per la particolarità della città e per la sua bellezza, Hoi An fu l’unica città in tutto il Vietnam che durante la guerra fu risparmiata dai bombardamenti e rimase quasi completamente intatta.

La presenza dei numerosi canali che attraversano la città storica le regala una magia particolare e molto suggestiva, mi ha ricordato Wuzhen乌镇( Zhejiang)che ho visto con la mia università madrilena nel lontano 2009 e Lijiang 丽江 (Yunnan) che ho visitato con Donato tre anni fa. Il modo migliore per muoversi nella cittadina è di noleggiare una bicicletta e pedalare lungo le tranquille banchine del fiume, i viali stretti, zigzagando tra i vari banchi di souvenir e i chioschi di delizioso e profumato “street food”. Il nostro hotel era proprio affacciato sul ramo maggiore del fiume che al tramonto si tingeva di vermiglio e all’orizzonte erano visibili come nere figure la sagome delle imbarcazioni e i tipici cappelli a cono dei vietnamiti.

È di notte che il carattere di Faifo si tinge di mille tonalità: tutte le luminarie della città, le lanterne che di giorno spente ricordano delle sculture classiche , di notte sfavillano di tutte le sfumature di colore, dalla seta azzurra, al rosso fuoco, giallo ocra, rosa confetto.

Ho avuto la fortuna di viaggiare per la seconda volta in Vietnam (la prima volta è stata a Ho Chi Minh) con Matthew, sudafricano, colto ed esperto viaggiatore, che ha vissuto per quasi un anno in Vietnam e che ne conosce profondamente la cultura. Oltre a spiegarmi molte cose sulle abitudini vietnamite mi ha fatto notare come le pareti esterne dei muri della città potessero essere ricche di affascinanti “macchie” che tanto ricordavano dei quadri di Jackson Pollock o qualche altro esponente della contemporaneità artistica: è affascinante sedersi di fronte ad una di quelle pareti dalla superficie scrostata, attaccata dall’umidità, logorata dall’usura, dal sole e dal vento e vedervi pura arte. Di notte è anche il momento perfetto per una pedalata nelle zone centrali, quando tutte le attività commerciali sono addormentate, il grande mercato centrale Chợ Hội An è solo un ammasso di banchi vuoti, le arterie del centro storico sono illuminate a giorno delle lanterne pubbliche, i balconi traboccano di piante esotiche che quasi sfiorano la superficie della strada e solo alcune rapide motociclette in cerca di qualche turista sperduto da riportare all’Hotel rompono un silenzio ovattato e cullato dal rumore delle acque del fiume. Ho letto che proprio a causa della posizione “sull’acqua” Hoi An è soggetta a continue inondazioni e che proprio nell’Ottobre 2006 a seguito di un tifone il fiume ha straripato ricoprendo la città con due metri di acqua, causando danni irreparabili.

Proprio davanti al nostro Hotel, col cappello tipico a cono e vestiti pesanti (sotto un torrido sole di 45 gradi) hanno rapito la mia attenzione due donne per il loro fascino: avevano steso dei teli lungo la strada, vi avevano gettato del riso da ripulire  rastrellandolo continuamente e cogliendone un cesto alla volta lo lasciavano cadere dall’altezza delle loro spalle, lasciando volare via le impurità e le bucce. Non ho potuto non immortalare con la mia Fotocamera quel gesto che con tanta semplicità racchiudeva un’eleganza assoluta.

Generalmente non sono molto tentato dal comprare souvenirs e qualora dovessi comprare qualcosa normalmente non sarebbe per me ma per amici e famiglia, ma questa volta mi sono anche io voluto regalare qualcosa, un dipinto comprato dalle mani del pittore stesso nella “Antica Cappella della famiglia Nguyen Tuong“alle spalle del ponte Giapponese. L’artista ci ha invitato nel suo Tempio-museo offrendoci un ottimo tè, narrandoci la storia della città e della sua famiglia che di origine mandarina si è stabilita a Faifoo e ha portato avanti l’arte della pittura e della calligrafia classica Vietnamita.

È impossibile non notare le similitudini tra la cultura cinese e quella vietnamita, non solo nelle numerose scritte pubbliche con Hanzi 汉子(caratteri cinesi), nella lingua vietnamita in genere che molto spesso sembra di diretta derivazione cantonesa-mandarina, nei volti delle persone e nei tavoli di giochi per le strade: perdendoci nelle viette strette alle spalle del centro storico ci siamo imbattuti in un tavolo di signori che giocavano sonoramente al Majong 麻将 dalle caratteristiche e colorate pedine e poco più avanti delle signore che giocavano al 四色牌 ovvero “gioco delle carte dai quattro colori”dalle origini antichissime che in Vietnam prende il nome di Tứ sắc e sembra una diretta derivazione della dama cinese e dello stesso Majong.

Generale(帥 shuài o 將 jiàng )Consigliere (仕 o 士, shì)  Elefante (像 o相, xiàng)  Carro (車 o 俥,  )  Cavaliere (馬 o傌, )  Cannone (炮 o 包 o 砲, pào)  Soldato (兵 bīng o 卒 )

Entrando in uno dei templi della città, Minh Huong Ancestral Hall, mi sono accorto grazie ad uno stand di souvenir di come l’oroscopo vietnamita si discosti leggermente da quello cinese. L’origine è comune per molti stati asiatici e tutto deriva dal mito della “Gara” degli animali per poter arrivare primi al traguardo dell’anno. Però nel caso del Vietnam il Coniglio viene sostituito dal Gatto e sfortunatamente non ho ancora trovato il perché…ma non mi arrendo.

Come sempre nel sudest asiatico non possono mancare i grovigli di cavi elettrici che inviluppano i pali della luce ad ogni incrocio di strade, al posto di sostituire un cavo se ne inserisce uno nuovo e così per decenni e decenni…

Uno dei momenti più belli della vacanza è la visita al crepuscolo del tempio e Cappella della Famiglia Tran lungo l’importante arteria cittadina Phan Chu Trinh. Questo gioiello architettonico è il perfetto esempio della Koinè architettonica Sino-Nippo-Vietnamita. La visita di questo particolare tempio mi è piaciuta profondamente perché la piazza di fronte ospitava un gruppo di bambini che praticavano il karate con il loro Sensei mentre la parte posteriore era deserta, parzialmente immersa nell’oscurità e illuminata ad intervalli quasi regolari da fulmini che in lontananza schiaffeggiavano dei campi di riso. Malgrado le pessime condizione di luminosità ho cercato al meglio di immortalare quel momento magico scattando una foto proprio quando una luminosa saetta squarciava la coltre di oscurità del cielo.

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Altra caratteristica che rende unica la città di Hoi An è il delizioso cibo: le sperimentazioni culinarie a cavallo tra le varie culture hanno generato qui un’arte unica ed irripetibile che solo si può apprezzare mangiando lungo i ristorantini a bordo fiume dalle caratteristiche sedie di plastica rosse. Il Cao lầu è il piatto più famoso qui a Faifoo ed è composto da fettuccine di farina di riso, noccioline tritate, coriandolo, carne essiccata e sfilacciata di maiale e pollo, menta, uova di quaglia bollite e gamberetti piccoli essiccati. Questo piatto vietnamita servito sempre a temperatura ambiente è un trionfo di sapori combinando assieme l’aspro, il dolce, l’amaro e il pungente.

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L’unica gita fuori porta che ci siamo concessi è stata quella per scoprire la lussureggiante giungla in prossimità del monte sacro Hon Quap (dente di Gatto). In questa area sono conservati templi (dedicati al culto di Shiva) risalenti al periodo della dinastia regnante Cham e più antiche di tutto il Vietnam. L’incuria, l’abbandono e i vari furti hanno fatto si che delle 68 strutture ai giorni d’oggi ne restano solo 20 e anche mal conservate. Paragonare questo sito archeologico con altri da me visitati durante il mio soggiorno in Asia (Angkor Wat in Cambogia, Bagan in Myanmar o Ayutthaya in Thailandia) è una vera ingiustizia, ma è il panorama a conquistare il cuore del visitatore e che magicamente lo fa tornare indietro nel tempo anche grazie a dei musicisti che senza sosta intonano continuamente malinconiche melodie in sottofondo. Mỹ Sơn una volta era il cuore intellettuale e religioso del regno Champa e qui venivano seppelliti i sobrani Cham. Il sito venne riscoperto dai francesi nel XIX secolo, restaurato brutalmente e a seguito bombardato dagli americani durante la guerra. Oggi è dichiarato patrimonio UNESCO come l’incantevole e vicina città di Hoi An. Una piacevole gita in battello sul fiume Thu Bon ci ha riportato in città; il paesaggio mi ha ricordato molto le rive del Nilo, soprattutto per i colori e per alcune scene tipiche come quella dei bisonti d’acqua che placidamente nuotavano nelle basse acque e che brucavano la lussureggiante riva del fiume sotto un cielo dall’azzurro intenso senza una nuvola.

Un pò il caldo torrido e un pò la voglia di mare ci ha spinto ad intraprendere una pedalata ardua di un’ora e mezza per arrivare nella lunghissima e bianca spiaggia di Bai Tam, An Bang di fronte alle famose e turistiche “Isole Cham”. Dopo un pranzo rapido nei numerosi ristoranti all’ombra delle palme ci siamo tuffati in un mare dalle acque cristalline, poche persone ma dalle acque insolitamente calde. Mi hanno colpito delle imbarcazioni cilindriche per la pesca del diametro di due metri che tempestavano tutta la costa. Di ritorno il paesaggio verde intenso dell’andata si è trasformato in pianure argentate, risaie dorate, giunchi verde elettrico e acque color malva: il tramonto prossimo, le sculture antiche, i poster rossi del partito comunista e i bassorilievi scultorei che segnano ogni ponte dipingevano migliaia di tele che nella mia mente sarà molto difficile soffiare via.

 

Auguro una 中秋节快乐, Felice Festa di Mezzo Autunno a tutti gli assidui frequentatori del mio Blog e a tutti coloro che di passaggio si sono immersi nella mia vita!

Alla prossima avventura Laotiana

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