Shenzhen 6/XII/2013

深圳2013年126

Bandeja Paisa“Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli” III Canto della Divina Commedia, Dante Alighieri

Scivolano rapidi i giorni che mi separano nuovamente dall’Italia e nonostante siano solo passati 3 mesi dall’ultimo mio ritorno in patria molte cose sono accadute ed è sempre presente la voglia di tornare alla mia vera casa. Tra le cose che sono cambiate rapidamente è da annoverare la mia situazione lavorativa. Ho iniziato nel novembre 2011 (11-11-11) come assistente architetto in uno studio piccolo e non troppo organizzato, nel 2012 sono stato assunto come Architetto nel nuovo studio e da poche settimane sono diventato Partner dell’impresa; non posso negare di essere veramente soddisfatto del mio percorso qui in Cina. Tralasciando la posizione lavorativa sto imparando davvero tanto e sto coltivando più passioni al tempo stesso: lavorare nel campo dell’architettura, criticare progetti, studiare cinese, conoscere una nuova cultura e viaggiare.

È molto difficile gestire uno studio di architettura, sto apprendendo anche questo che forse è l’aspetto che mi ha colto più impreparato.

Il mio cinese fortunatamente migliora (ho appena pagato 150 ore del corso che mi porterà diretto ad un livello intermedio della lingua) e lentamente comincio a comunicarmi con i miei colleghi direttamente in mandarino. Proprio ieri ho avuto un diverbio con uno di loro: avvicinandomi al suo computer si è rivolto a me esclamando “what’s wrong with you?!” che sarebbe l’equivalente inglese del nostro “Ma che problema hai tu?!” Mi ha chiesto scusa quando prontamente ho tradotto la rude frase in cinese e mi ha detto che non sapeva che fosse sgarbato dirlo. Gli scogli della lingua e il baratro culturale.

Come ho già affermato in inverno qui a Shenzhen, e più in generale nel Guangdong, non sono le temperature rigide a far ammalare ma la commistione di freddo e umidità forte. Sta lentamente passando la seconda settimana di raffreddore intenso che mi ha costretto a prendere infinite dosi di Paracetamolo e sciroppi naturali. A proposito di questi ultimi ce n’è uno qui in Cina, prodotto a Hong Kong che è da annoverare come uno dei migliori. Si chiama King-to Nin Jiom Pei Pa Koa (in cantonese)  京都念慈菴川貝枇杷膏, Jīngdū niàn cí ānchuān bèi pípá gāo (in mandarino), il cui nome significa “alla memoria dello sciroppo di mia madre ed è un toccasana per Perdite di voce, poter dormire serenamente di notte, gola secca e arrossata, infezioni ai bronchi, calmare la tosse grassa, alleviare il malessere da alcol e fumo, prevenire influenza e lenire i disturbi invernali (questa non vuol essere una pubblicità, ho semplicemente descritto a parole le vignette colorate che sono presenti all’interno del grande bugiardino). L’unica pecca di questo sciroppo e lo stucchevole e smielato sapore dolciastro, un “coma diabetico” anche se fortunatamente è stata creata creato una versione senza zucchero (apparentemente introvabile nella maggior parte delle farmacie). Gli ingredienti dell’elisir, che vanta una vendita mondiale di 45 milioni di USD, sono svariati e comprendono varie erbe e tubercoli classificati come medicina cinese, tra questi il principale è detto in cinese 罗汉果 luohanguo, un frutto rotondo grande come un mandarino dal sapore zuccherino, con la scorza esterna dura come quella di un uovo che rompendosi rivela un nucleo a spicchi marroni (simili a teste d’aglio). Questo frutto non si mangia ma si lascia in infusione in acqua bollente come una tisana (il sapore al naturale è orribile e legnoso).

La medicina cinese se a primo impatto possa apparire uno shock e alquanto bizzarra (vengono adoperati cavallucci marini e stelle marine essiccate, corna di cervo, cozze disidratate, radici di ginger dalle forme più strambre…)  se si comprende veramente la vera natura si comincia ad apprezzarla sempre di più. Personalmente ricorro alla 中药 zhongyao, (medicina cinese) quando devo curare malesseri minori, come raffreddori, dolori muscolari e tosse. I cinesi quotidianamente affermano di assumere medicine con il cibo: alcune pietanze come 木耳 mu’er letteralmente Orecchie di albero (Auricularaceae,una specie dei funghi dal colore nero e la consistenza gommosa), la radice del fior di Loto che consumano cruda o cotta, lo zafferano che per loro è un fluidificante ottimo per il ciclo mestruale ecc…

Dato che in Cina le “nature” delle cose sono 4, corrispondenti alle temperature bollente(), tiepida(), fredda(), gelida() e neutra() per bilanciare la perdita o l’eccesso di calore si adoperano tisane di erbe bollenti e calde per i raffreddori e erbe fredde per la febbre e l’eccessiva sudorazione.

Per gli orientali il “sapore” di un alimento non è solo la sensazione gustativa, ma contiene anche una parte energetica, che varia a seconda dei diversi cibi.
Attraverso un millenario studio i medici cinesi hanno individuato tutti i cibi corrispondenti ai cinque sapori fondamentali, i quali a loro volta sono riferibili ai cinque elementi e, dunque, agli organi ad essi corrispondenti:

  • sapore amaro(cuore e intestino tenue);
  • sapore dolce(stomaco e milza);
  • sapore piccante (polmoni e intestino colon);
  • sapore salato(reni e vescica).
  • sapore agro-acido (fegato e cistifellea);

Per i cinesi ogni abuso o eccesso alimentare può causare malattia.

Avere cari amici provenienti da diverse parti del mondo è un modo piacevole di viaggiare nelle varie culture, seppur non muovendosi dal luogo dove si vive. Attraverso la mia compagna di viaggi e cara amica Adriana ho conosciuto le specialità culinarie della lontana Colombia: mi ha cucinato le famose Arepas, delle frittelle di farina di mais, ottime per accompagnare sia dolce che salato ed ha anche preparato come pranzo di Natale anticipato solo per me ed Erick la famosa Bandeja Paisa che è forse il piatto più famoso colombiano. Questo capolavoro consta di ben 14 ingredienti, tra i quali spiccano i fagioli in Hogao (salsa di pomodoro e cipolla), Carne macinata con spezie, uovo fritto, chorizo di Antiochia (città colombiana), avogado, banana arrostita e riso bianco; ottimo ma funge da pranzo e cena. Spero vivamente continui a cucinare queste specialità, credo sia davvero interessante conoscere nuovi sapori e distinte combinazioni.

Una novità di questo mese, a parte il rumore assordante dei restauri dell’appartamento esattamente sopra al mio, è la venuta dei nuovi vicini di casa: una coppia cinquantenne divertente e affiatata, un insegnante inglese e una cantante lirica Ucraina. Non c’è stato ancora modo di conoscerci bene ma per quel che ho potuto vedere durante tre pranzi assieme è che sono delle persone solari e positive.

Ho appena inoltrato un ordine di sei libri, che arriveranno a breve a Roma: desidero leggere di più sul Myanmar, sull’India, sulla Catalogna e sui Khmer rossi.

Ho appena terminato il libro The burmese days di George Orwell che ho comprato all’interno della pagoda Shwezi Gone a Bagan, Myanmar.

Questo libro, pubblicato nel 1934 sulla base dell’esperienza personale dello scrittore, quando trascorse cinque anni nella lontana Birmania come esponente della Polizia Imperiale Indiana (in quel periodo la Birmania era controllata dall’Inghilterra attraverso l’India). È una lettura piacevole e brillante, ma tragica e rende esplicito il declino dell’imperialismo inglese poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Gli editori erano restii a pubblicare questo libro per il timore di essere citati in giudizio per diffamazione. Nonostante nessun ufficiale inglese fece causa, il libro non venne mai pubblicato né in India né in Birmania.

La lettura è necessaria per me qui in Cina, e probabilmente vige una proporzionalità inversa tra i miei momenti di lettura e quelli di scrittura; da quando leggo molto scrivo meno.

Altra lettura che mi ha appassionato è stata quella del tanto declamato Inferno, non quello del celeberrimo Dante Alighieri, ma del comunque noto Dan Brown. Anche se trovo forzati alcuni passaggi, troppo repentini altri e alcune informazioni sono totalmente false (tra le tante negligenze Dan Brown afferma erroneamente che coloro che si mantennero “neutrali” – ovvero, gli “ignavi” – non stanno nei “luoghi più caldi”, ma Dante li colloca nell’antinferno canto III, rifiutati da Dio e da Satana) credo che il tema principale affascini veramente: L’aumento vertiginoso ed esponenziale della popolazione mondiale.

Secondo il demografo inglese Thomas Robert Malthus (1766 –1834) “quello che possiamo dire è che una popolazione cresce esponenzialmente e quando cresce troppo gli individui della stessa specie entrano in competizione l’uno con l’altro pero lo sfruttamento delle risorse disponibili”

Ritengo sia interessante la dimostrazione matematica che ne segue, la riporto nell’articolo per chi ne fosse interessato:

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Postando questo mio sessantunesimo articolo entro ufficialmente nel ventisettesimo anno di vita e con frenesia attendo il viaggio dello studio con destinazione เทศบาลนครภูเก็ Phuket, Thailandia.

A breve la descrizione dell’”Isola del peccato”.

Un saluto


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