Ho Chi Minh, Vietnam 13-14-15-16/II/2013

胡志明市,越南 2013年2月13-14-15-16日

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Nella giungla il primo nemico non erano gli americani o gli nguy (“fantocci”, termine con cui indicavano il governo di Saigon e le sue truppe), ma la malaria, che pochissimi riuscivano ad evitare

Truong Nhu Tang:2008

Thành phố Hồ Chí Minh, Sài Gòn è la città più grande del Vietnam e che possiede lo stesso nome del leader comunista conosciuto anche come Nguyễn Tất Thành che con la carica di primo ministro e successivamente di presidente del Partito democratico del Vietnam portò il paese alla tanto combattuta indipendenza. Chi si reca ad Ho Chi Minh va alla ricerca di un perchè storico, scavando sotto le ceneri del passato e ritrovando i lineamenti eleganti delle forme coloniali e locali. E’ ibrido l’apparire di questa metropoli, a metà tra i dragoni, il rosso e l’oro, i colori cinesi e lo stile francese coloniale con le architetture estremamente europee. La vecchia Saigon era la capitale della Cocincina, Miền Nam dal 1862 al 1954, colonia che alla Francia venne assediata durante la seconda guerra Mondiale prima dai Giapponesi e poi dai Việt cộng.

La parola Việt cộng apparve per la prima volta nella stampa di Saigon nel 1956 e non è altro che la contrazione del termine Việt Nam Cộng-sản ovvero “Comunista del Vietnam”. Occupavano tutta la zona del delta del Mekong instaurando combattimenti e guerriglie estenuanti contro gli americani dai quali venivano chiamati in codice Victor Charlie o V-C.

Visitando i famosi tunnel di Củ Chi nell’omonima cittadina a due ore di bus da Saigon ho potuto realizzare con i miei occhi come doveva essere la vita in guerra e nella giungla. Ho trovato molto turistico l’accampamento, le ricostruzioni, la possibilità di sparare con le armi dei vietcong (pagando a pallottola sparata) e anche il percorso guidato nei tunnel: quelli originari non sono stati oggetto della visita mentre quelli più larghi e “accoglienti” erano invasi dai turisti. Non mi ha impressionato tanto la vita ipogea, priva di luci, spazi angusti, aria stantia, nemmeno i 121 km scavati nel terreno e nella roccia; mi hanno catturato le trappole mortali e i vari meccanismi di mimetismo. Premetto che per me la vera strategia di guerra era quella che si combatteva nel campo di battaglia, fuori dalla città, senza uccidere cittadini e con strateghi pronti a scegliere il migliore attacco ( anche se il concetto di guerra non credo possa rientrare mai nelle mie ammirazioni). La guida raccontava con una freddezza clamorosa come i Vietcong dalle feritoie dei tunnel mimetizzate quando vedevano un nemico non sparano mai colpendo gli organi vitali ma lo gambizzavano; attendevano i soccorsi arrivare per poi fare fuoco massivo (mi ha ricordato la logica vigliacca dell’attentato ad Istanbul nel luglio 2008: bomba piccola nella cabina telefonica, 2 morti, bomba grande con la gente che veniva a soccorrere i feriti 13 morti). Tutte le trappole erano studiate nei minimi particolari e tutti i bunker sono stati ricoperti da fogliame anche se teoricamente lo scenario di guerra non era una giungla florida e fitta ma una terra brulla distrutta e straziata dal NAPALM. “Napalm” ovvero una combinazione letale di acido NAftenico e acido PALMitico (CH3(CH2)14COOH) era l’arma più diffusa durante la guerra fredda indocinese e largamente usata da Francesi, americani e ancor prima dai tedeschi che lo utilizzavano invece per diminuire i vapori della benzina nel serbatoio dei lanciafiamme in quanto impermeabile all’acqua. Il risultato di un’esplosione al Napalm era la combustione dell’aria e di tutto cio’ con cui venisse in contatto. Ho solo ora visto per la prima volta l’immagine straziante, resa nota dal celebre scatto, di alcuni bambini con la pelle ed i vestiti bruciati fuggire con smorfie di dolore da una nube tossica e invasiva che divorava il villaggio.

Fuori dal centro di Ho Chi Minh, che oltre ad un’intensa vita notturna e un museo sulla Guerra poco ha da offrire a mio avviso, oltre Củ Chi sottolineo la presenza dell’edificio della santa sede del Caodaismo, il tempio Cao Đài a Tay Nihn. Questa originale religione si autoproclama come “la Chiesa della terza Rivelazione” e rappresenta un fenomeno religioso fondato nel 1926 da Ngo Van Chieu. Pare abbia incluso e fuso assieme vari aspetti delle varie religioni monoteiste mondiali portando avanti concetti puri di vegetarianesimo, culto vita/morte, epifanie, culto degli antenati e anche quello della Non-Violenza (anche se in realta’ possedeva una milizia che si impegnò nella guerra in indocina). Tra le varie figure “mitologiche” o “sante” si annoverano: Krishna, Mosè, Buddha, Confucio, Lao Tzi, Maometto, Gesù e perfino Giovanna d’Arco Sun Yat-Sen e Victor Hugo. Il tempio in sè ha attirato molto la mia attenzione perche’, malgrado di recente costruzione, presenta il fascino dell’”accozzaglia” di stili, dall’estremo barocco al classicismo cinese, dallo stile coloniale dei colori alle decorazioni indo-tibetane. Dio è rappresentato con una sfera azzurra con un grande occhio disegnato.

Un’escursione di due giorni guidata con i miei due amici mi ha portato a conoscere l’estremo sud del Vietnam ovvero il Delta del fiume Mekong. Sebbene la maggior parte dei tour guidati orienta la maggior parte del tempo nello shopping e nella “visita” di negozi per turisti, questo tour si è un pò discostato dallo standard perche’ si e’ camminato e navigato molto attraverso i villaggi dei pescatori, i mercati galleggianti e le varie abitazioni tipiche dell’area. Fabrica di caramelle al cocco, allevamento di api (dove abbiamo avuto un ravvicinato incontro con un pitone che, sebbene “leggermente” stordito, si lasciava “indossare” come pesante sciarpa dalle persone piu’ intrepide per il tempo di qualche scatto fotografico) e fabbrica di spaghetti di riso non potevano mancare. L’ultima tappa è quella che mi ha interessato maggiormente, è stato molto istruttivo vedere all’opera i vari macchinari e poter scattare foto durante la preparazione, la stesura e la divisione della varia massa.

Mi aspettavo uno scenario simile a quello nei dintorni di Bangkok quando abbiam deciso di far tappa al mercato galleggiante di Cần Thơ, invece non era situato in un fiume dallo stretto letto ma era immerso nel Mekong ed era popolato non da piccole gondole con frutta e ortaggi ma da enormi barconi che vendevano all’ingrosso prodotti di ogni genere e colore. Per riconoscere la merce venduta era indispensabile osservare attentamente il frutto/l’ortaggio che oscillava sulla cima di un palo a mezz’aria.

Il tramonto che ci ha riportati in città non lo scorderò mai; mentre il pullman si lasciava dietro l’asfalto bordeggiando una giungla rigogliosa e risaie allagate, il cielo gradualmente si squarciava come un’arancia rossa, tingendo poeticamente il finestrino al quale ero appoggiato in uno stato di dormiveglia.

Interessante per la vista panoramica è la torre Bitexco inaugurata ad Ho Chi Minh il 31 ottobre 2010 e firmata dallo studio Carlos Zapata. L’edificio dovrebbe ricordare la forma di un Loto che sboccia ma come molti altri edifici falliformi poco riesce, secondo il mio parere, nella sua impresa: comunque resta un interessante esempio architettonico e cosa aspetto più importante un simbolo iconico della citta’ (particolarmente degna di nota la mostra fotografica posizionata nel corridoio panoramico della vecchia Saigon e il ristorante al 64esimo piano, dai prezzi proibitivi, con vista sull’eliporto a 360 gradi sulla citta’).

Gamberi al mango e verdure e Serpente al Curry sono stati la base di uno dei pranzi piu’ gustosi ed interessanti qui nell’Indocina. L’anno del serpente e’ anche il momento giusto per sperimentarne il gusto in cucina; posso affermare che e’ delizioso, non stoppaccioso (almeno la versione e la specie da me mangiata), di sapore ibrido tra pollo, anguilla e rana.

Ho Chi Minh è una città che tutt’ora non ho ben compreso. Rappresenta un dissidio per i miei standard, tremendamente affascinante e paurosamente caotica, dove i motorini entrano come insetti dappertutto profanando ingressi a templi, chiese e moschee, dove ragazze locali dagl’alti tacchi e vestiti succinti vanno mano nella mano con obesi occidentali di mezz’età, dove tutto si paga in dollari e dove la frase maggiormente usata e’ “same same, but different”. Mi è piaciuta la gente anche se devo ammettere che mi e’ risultata molto meno educata rispetto ai vicini Khmer. Credevo fosse cacofonico il cantonese ma dopo aver ascoltato il Vietnamnita, Quốc Ngữ mi trovo nella situazione di rivalutarlo anche se la parte scritta con i suoi 6 toni, le lettere con grafia nuova e il particolare Pin Yin mi ha abbastanza affascinato.

da wikipedia:

Vietnamese alphabet
Letter Name IPA
A a a /aː˧/
Ă ă á /aː˧˥/
 â /əː˧˥/
B b bê; bờ; bê bò /ɓe˧/
C c xê; cờ /se˧/
D d dê; dờ /ze˧/
Đ đ đê; đờ /ɗe˧/
E e e /ɛ˧/
Ê ê ê /e˧/
G g giê; gờ; ghê /ʒe˧/
H h hắt; hờ /hat˧˥/
I i i; i ngắn /i˧/
K k ca /kaː˧/
L l e-lờ; lờ /ɛ˧ləː˧˩/
M m em-mờ;em mờ /ɛm˧məː˧˩/
N n en-nờ; en nờ /ɛn˧nəː˧˩/
O o o /ɔ˧/
Ô ô ô /o˧/
Ơ ơ ơ /əː˧/
P p pê; pờ; bê phở (colloq.) /pe˧/
Q q cu; quy; quờ /ku˧/
R r e-rờ; rờ /ɛ˧zəː˧˩/
S s ét sờ; xờ mạnh; xờ nặng /ɛt˧˥səː˧˩/
T t tê; tờ /te˧/
U u u /u˧/
Ư ư ư /ɨ˧/
V v vê, vờ /ve˧/
X x ích xờ; xờ nhẹ /ik˧˥/
Y y i dài; i-cờ-rét /i˧zaːj˧˩/

Che sia Hanhoi la prossima meta Vietnamita? Per ora lo disconosco ma ringrazio vivamente questa magnifica esperienza ed invito i miei compagni viaggio, la bella Veneziana (non potrei parlarne male anche se lo volessi) e il Mariachi loco ad accompagnarmi anche nelle prossime avventure.

Galleria fotografica I

Galleria fotografica II

Un saluto

Alla prossima 😉


1 Response to “Sài Gòn o Thành phố Hồ Chí Minh: il Vietnam della guerra, il Vietnam delle vivaci tinte”


  1. 18 aprile 2015 alle 14:21

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    at at this place.


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