El Nido, Filippine 31-1-2-3-4-5/II/2014

愛妮島, 菲律宾2014年2月31-1-2-3-4-5日

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Nelle Filippine El Nido viene definito come il paradiso sulla terra e questa definizione non mi meraviglia affatto. Bayan ng El Nido, come viene chiamato in Tagalog (lingua filippina) è situato nella parte nord dell’isola più a occidente dell’arcipelago delle Isole Filippine, Palawan. La CNN e non solo la nomina l’isola più bella di tutte le Filippine alla quale seguono in ordine Boracay, Palaui, Panglao, Bantayan, Caramoan…

Sono state necessarie tre ore di volo da Hong Kong a Manila (città che la curiosità mi porterà  prossimamente a visitare) e dalla capitale pinoy fino Puerto Princesa un’altra ora.

Puerto Princesa deve il suo nome alla principessa Asunción nata nel 1864 dalla regina Isabella II e  Francisco de Cádiz. Per il nostro itinerario questa città è stata solo un punto intermedio prima della nostra vera destinazione, El Nido, quindi vi abbiamo passato solamente mezza giornata ed una notte.

L’hotel era distante dall’aeroporto poco più di 400 metri, è forse la prima volta che ho la possibilità di raggiungere la stanza dell’albergo a piedi e senza difficoltà. Tutte i ristoranti, i locali, gli hotel e i vari edifici cittadini erano disposti lungo una grande via trafficata giorno e notte da Tricicli motorizzati rombanti dai due ai nove posti, macchine private lucidate e dai famosi Jeepney ( ricavate dai mezzi militari della seconda guerra mondiale), che oltre ad essere il mezzo di trasporto pubblico più diffuso, sono delle vere e proprie opere d’arte, con graffiti, decorazioni kitch e tanta folla a bordo. Ho visto alcune immagini dell’attrazione principale di Puerto Princesa, Il fiume sotterraneo St. Pauls (a circa 50km di distanza dalla Città) e devo dire che è abbastanza impressionante, un passaggio lungo 24 km scavato dalla natura nella roccia tra stalattiti, stalagmiti e colonne, si naviga lentamente a bordo di canoe da 8 posti e si giunge in una radura segreta in mezzo alle rocce di mangrovie e giungla tropicale, proprio come la gita in barca con i gitani del mare a Phuket. La prossima volta riusciremo a vedere anche questa meraviglia patrimonio dell’UNESCO.

L’8 novembre 2013 è stato per le Filippine un giorno di lutto incancellabile: il tifone Haiyan 海燕, conosciuto anche come tifone Yolanda si è abbattuto con tutta la sua violenza distruttrice nelle isole del nord ovest. Secondo i registri questa enorme tempesta tropicale ha ucciso più di 6200 persone e a distanza di 3 mesi ancora stavano emergendo corpi umani dispersi nella giungla e nel mare. I venti superiori a 300km\h hanno letteralmente spazzato via ogni cosa lungo il passaggio soprattutto nelle isole dell’arcipelago delle Visaya, Samar e Leyte (11 milioni di persone sono rimaste senza un tetto). Dalle notizie telematiche ho seguito giornalmente le conseguenze del disastro anche perché ho effettuato l’acquisto dei biglietti aerei con Cebu Airlines esattamente una settimana prima del tifone. Numerose sono state le nazioni che hanno dato un contributo economico, la più generosa donazione è stata UK con 131 milioni di dollari, USA 28 milioni, Canada 40 milioni, Italia 1.36 milioni, Giappone 52 milioni, Cina 1.3 milioni, Spagna 1.8 milioni, ecc… mi domando se alcune di queste nazioni furono spinte alla donazione per solidarietà o semplicemente per colpevolezza storica, rimando al precedente articolo riguardante la storia delle Filippine.

Un numero infinito di Van privati connette Puerto Princesa con El Nido, con ₱600  Peso Filipinos per persona (circa 10 euro) ci si assicura un viaggio ABBASTANZA tranquillo in una vettura da 10 posti che secondo l’esigenza può facilmente trasformarsi in 12 posti posizionando tutti i bagagli nel tetto legati con corde. Ho scritto “abbastanza” perché il tempo qui nelle Filippine viene misurato differentemente ed è normale non legarsi eccessivamente ai numeri e avere un atteggiamento “elastico”; il viaggio varia dalle 5 alle 7 ore e la previsione esclude eventuali pneumatici forati, incidenti lievi e fuoripista accidentali. Se il viaggio è diurno non ci sono grandi rischi, la principale arteria che collega il centro dell’isola alla parte nord è ben asfaltata all’inizio e verso l’arrivo risulta ancora in costruzione (o per meglio dire in Ri-Costruzione post Tifone Yolanda). In alternativa al Van privato ci sono numerosi pullman che servono questa tratta il cui prezzo varia dai ₱200 ai ₱400 secondo i vari comforts.

El Nido come lo stesso nome poeticamente suggerisce, è circondato da montagne e declivi e si apre a ventaglio sul mare con 45 tra isole e isolotti con la conformazione rocciosa tipica della Guilin in Cina e Krabi nella zona di Phuket, Tailandia. Il nostro hotel, scelto tra le varie opzioni della Lonely Planet, aveva una posizione ottima, affacciato sulla grande baia dove partono tutti i tour guidati, con le acque azzurre maculate dal colore crema della sabbia e marrone delle rocce coralline, sulle quali fluttuano sinuosamente imbarcazioni dalle grandi “ali lignee” che tanto ricordano la forma di alcuni coleotteri sul pelo dell’acqua. Le camere erano molto spartane e i letti avevano una retina piramidale per proteggere dagli insetti (non è mancata la presenza di una enorme blatta che ci ha aspettato placida di ritorno dal mare).

Anche se di dimensioni nettamente inferiori a Yolanda, anche durante il nostro breve soggiorno filippino abbiamo avuto a che fare con una tempesta tropicale; il suo nome era Basyang e ci bloccò in hotel dalla nostra prima mattina in El Nido fino alle 8 di sera del 1 di febbraio con piogge intense a 15 gradi di inclinazione, vento forte e temperature non proprio confortevoli. Fortunatamente tutto ciò durò meno di due giorni e abbiamo comunque la possibilità di goderci appieno le bellezze che questo angolo paradisiaco filippino ha da offrire. Nel breve periodo pluviale abbiamo percorso svariate volte il trafficato “centro” della città di El Nido che con la pioggia era diventato una poltiglia fangosa e scivolosa, abbiam approfittato dei servizi di massaggi lungo la via (quasi ogni giorno causa scottature solari ho approfittato dei trattamenti con Aloe vera da ₱200)  e un po’ per convenienza e un po’ per novità mi sono deciso a tagliare cortissimi i capelli: non scorderò mai l’unico barbiere disponibile della città, i suoi due sedili di pelle strappata e lacera, i vetri rotti e sporchi e soprattutto le forbici ossidate che sembravano più adatte a tranciare un pollo.

Lungo l’arteria principale della cittadina ho avuto modo di incontrare svariate persone, alcune totalmente inaspettate come Ruggero e Cristina, una coppia di amici italiani residenti a Hong Kong che casualmente occupavano il nostro stesso hotel, Andy e Mark, due amici tedeschi che precedentemente avevamo incontrato nell’aeroporto di Puerto Princesa, Belen, l’amica madrilena che ho conosciuto durante il mio erasmus a Madrid ma che poi ho incontrato a Roma e ad Hong Kong e che ora vive a Pechino e altre persone che di vista riconoscevo vivere a Shenzhen e altre ad Hong Kong.

Con solo ₱9800 (160 euro) abbiam pagato le 5 notti con colazione inclusa e anche la possibilità di partecipare a tre dei quattro tour guidati, organizzati per esplorare l’arcipelago Bacuit: con lo stesso prezzo probabilmente si potrebbe pagare una sola notte in un 3 stelle al centro di Roma…

Tour A

Tra lagune e spiagge deserte. L’indaco del cielo si riflette e si specchia tra le varie tonalità d’azzurro delle acque. Il mare diventa turchese nella Grande e Piccola laguna, quando delle rocce scure levigate dalle piogge e dal vento si ricoprono di verde elettrico con palme a strapiombo sul mare, contro ogni legge di gravità. Come un iceberg la montagna si estende amplia sotto il pelo dell’acqua cadendo a capofitto e fondendosi con il fondale sabbioso che anche profondo è chiaramente visibile. Ricordo che provai un senso di piacevole vertigine quando mi resi conto di quanto in basso scendesse la parete rocciosa e per la prima volta, oltre a pesci dalle colorazioni più disparate, ho potuto vedere dal vivo i famosi anemoni di mare che sensibili a qualsiasi movimento ritirano i tentacoli nell’esoscheletro per proteggersi. Tra le specie che mi hanno colpito e che non avevo avuto modo di vedere a Phuket menziono una specie di molluschi dallo splendido colore blu elettrico-viola chiamata Tridacna Maxima che fortunatamente la mia amica Cristina ha potuto fotografare con la sua fotocamera subacquea. Nuotando con maschera e boccaglio ho trovato anche una specie di stella marina molto speciale, differente da quelle a cui ero solito conoscere: aveva una struttura molto compatta, quasi ossea e una colorazione blu pallido sul dorso che la mimetizzava perfettamente con il poco profondo fondale e in mezzo ad una colonia di coralli bianchi con macchie rossastre e anemoni sono riuscito a scovare un piccolo pesce “Nemo” (o pesce pagliaccio) che coraggiosamente sfidava chiunque si avvicinasse fissandolo intensamente e con movimenti rapidi. Il tour si conclude nella bella Seven Commandos Beach che è così chiamata per via dei sette battaglioni di guerra che si installarono nell’isola e che decisero di porvi una firma sulle pareti delle montagne; con una lunga spiaggia dalla bianca e farinosa sabbia e delle acque cristalline e senza dubbio una delle più belle spiagge dell’arcipelago Bacuit. Nella spiaggia c’era un chiosco che preparava bevande e ricordo che il mio primo Tequila Sunrise (che è stato ufficialmente il cocktail della vacanza) me lo ha preparato in maniera impeccabile un bambino di 10 anni: effettivamente non so se provare tenerezza o rabbia per quel bimbo, i genitori erano i gestori del bar e mi impressionò la professionalità e la rapidità nel preparare e shakerare la miscela per poi farla provare con un mestolo al papà.

Tour B

Tra caverne marine e scogliere. Tra un’esplorazione subacquea e l’altra approdammo in un’isola per riposarci e aspettare che la ciurma della nostra “imbarcazione coleottero” preparasse il pranzo di pesce alla griglia; c’era la possibilità di visitare delle grotte alle quali si poteva accedere attraverso un passaggio nelle acque basse vicino alla riva sabbiosa ma l’ingresso era bloccato da un grande serpente marino bianco e nero che placidamente captava i raggi del sole sdraiato verticalmente sulle asperità dello scoglio scuro.  Sempre parlando di rettili abbiamo visitato l’isola di Vigan situata nei pressi dell’isola di Pangulasian che data la stretta lingua di sabbia che la collega all’attigua isola viene chiamata Snake Island. Molto suggestiva la vista dall’alto del promontorio al quale si accede salendo una scalinata di rocce ripide.

Tour C

Alex Garland, pare si sia inspirato alla Hidden Beach di El Nido per il suo libro “The beach”, reso celebre dal famoso film dove recita Di Caprio (anche se nella versione cinematografica si è scelto Phuket come scenario). Per accedere a questa spiaggia segreta è necessario passare sott’acqua una parete rocciosa vulcanica; l’emozione è grande nello scoprire una lingua di sabbia bianca dalla forma ad anello che tutt’attorno abbraccia una piscina naturale di acque blu intenso e la natura che rigogliosa sboccia sotto le pareti rocciose. È famosa anche la spiaggia bianca e lunga 300 metri dell’isola che gli abitanti del posto chiamano L’isola dell’Elicottero o anche l’isola del coscio di pollo, data la somiglianza in lontananza ad entrambe le cose.

Purtroppo un imponente mal di stomaco dovuto ad una intossicazione alimentare (credo causata dal calamaro non pienamente cotto servito durante il tour B) mi ha inchiodato nella camera d’hotel per più di mezza giornata e mi ha fatto saltare appieno il tour C che secondo Adriana ed Erick è stato bello quanto l’A. Malgrado lo stato di fermo non ho sprecato il tempo; ho studiato la storia dello stato delle Filippine da alcuni libri e da internet, ho esplorato l’area attorno al nostro hotel, lungo una strada costiera che costeggia il mare, rientrando in prossimità di un cimitero antico e una serie di piccoli villaggi di case di lamiera e mattoni. Lungo questa pittoresca strada sorge uno dei resort più costosi di El Nido, esattamente di fronte alla grande isola di Matinloc (che in Tagalog significa Meraviglia) con bungalow 5 stelle di legno e vetro, una piscina di fronte al bar aperto, palme con noci di cocco, particolari alberi che crescono a ventaglio ramo dopo ramo, amache e prato all’inglese.

Chiudo l’articolo con il ricordo ben nitido di uno dei tramonti sul mare più belli che abbia mai visto, nella località Las Cabanas; sempre in compagnia di un Tequila sunrise, dal tavolo di legno del bar è stato emozionante assistere al lento declino del sole, che da accecante palla incandescente sfumava dietro nubi come meringhe spumose, squarciando l’azzurro con l’arancione, il giallo e il rosso scarlatto. Il mare era talmente placido che l’orizzonte si specchiava senza sbavature sul mare, rendendo magico il fondersi e confondersi delle due realtà prossime all’oscurità.

Ringrazio Cristina Binda per le splendide foto subacquee, ne posto alcune nella galleria sottostante:

Grazie e alla prossima!

Galleria fotografica relativa


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