Un escamotage fonico
Il rumore della bolla che si rompe
La melodia d’un petalo colto
La foglia d’acero secca
che al tacco si arrende sonora.
Un lamento guardingo
Del maestrale tra le tende di velluto striate
Granuli di polvere su metalliche ringhiere
Volano come fossero neve
E come neve, scompaiono specchiandosi al sole.

Terra bagnata,
le formiche operose si preparano all’inverno
mollica dopo mollica
in quel rituale confuso che le locuste
tanto ammirano dai pistilli lontani d’un giglio.

I polpastrelli sulla ruvida pelle d’una tazza
Dall’aroma infuso di pesca e gelsomino.
Zollette che s’infrangono nel tè
E il tintinnio del cucchiaino;
Come sempre guardo l’ultimo petalo
E le canizie delle rose
E respiro autunno.


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