Mandalay 4-5-6/X/2013

曼德勒2013年10月4-5-6日

“Le schegge di vetro, le più piccole con la forza tagliente e luccicante di difendersi contro le mani che cercano di frantumarle, possono essere indispensabili per chi vuole liberarsi dalla morsa dell’oppressione.” Aung San Suu Kyi

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Aung San Suu Kyi è una donna chiave nella cultura Birmana, è un premio Nobel per la pace, è una fedele sostenitrice dei diritti dell’uomo, è la Figlia del generale Aung San (Partito Comunista della Birmania), è la Passionaria di Oriente.

Suo padre dopo aver negoziato l’indipendenza della nazione dal Regno Unito nel 1947, fu ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno e dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi, divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, diventano ambasciatrice in India nel 1960.

Dopo aver conseguito una laurea in Filosofia, Scienze Politiche e Economia a Oxford si trasferì a New York dove continuò con i suoi studi e lavorò per le Nazioni Unite e dove incontrò il suo futuro marito, Michael Aris, studioso di cultura tibetana, che sposò nel 1971 e col quale ebbe due figli, Alexander e Kim.

Solo nel 1988 fece ritorno in Birmania per prendersi cura della madre gravemente malata, e proprio in quegli anni il generale Saw Maung prese il potere e instaurò il regime militare che tuttora comanda in Myanmar. Nello stesso anno entrò in politica fondando la Lega Nazionale per la Democrazia. Neanche un anno dopo la misero agli arresti domiciliari, con la concessione che se avesse voluto abbandonare il paese, lo avrebbe potuto fare; Aung San Suu Kyi rifiutò la proposta del regime.

Nel 1990 il regime militare decise di chiamare il popolo alle elezioni, e il risultato fu una schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi, che sarebbe quindi diventata Primo Ministro, ma i militari rigettando il voto presero il potere con la forza, annullando il voto popolare.

Nel 1991 vinse il premio Nobel per la Pace (che non ha potuto ritirare se non recentemente nel 2012) e usò i soldi del premio per costituire un sistema sanitario e di istruzione a favore del popolo birmano.

Malgrado gli arresti domiciliari le furono revocati nel 1995, rimaneva comunque in uno stato di semi libertà, non poté mai lasciare il paese, perché in tal caso le sarebbe stato negato il ritorno in Myanmar, e anche ai suoi familiari non fu mai permesso di visitarla, neanche quando al marito Michael fu diagnosticato il cancro, che di lì a due anni, nel 1999, lo avrebbe ucciso lasciandola vedova.

Nel 2002, a seguito di forti pressioni delle Nazioni Unite, ad Aung San Suu Kyi fu riconosciuta una maggiore libertà d’azione in Myanmar, ma il 30 maggio 2003, mentre era a bordo di un convoglio con numerosi sostenitori, un gruppo di militari aprì il fuoco e massacrò molte persone.

Nuovamente condannata agli arresti domiciliari e a tre anni di lavori forzati nel 2009 solo il 13 novembre 2010 Aung San Suu Kyi è stata liberata. Il 1º aprile 2012 ha ottenuto un seggio al parlamento birmano. Nonostante ciò la Birmania non è ancora libera e il passato dittatoriale grava ancora sulla nazione. Il 16 giugno 2012 ha ritirato il premio Nobel per la Pace.

Attualmente le forze armate, formate da 400000 militari, assorbono il 30% del bilancio dello stato, a scapito delle spese per l’istruzione e sanità, che sono davvero modeste. L’uso di internet è concesso solo alle aziende e agli operatori commerciali, unicamente per lavoro e nessun privato cittadino può invitare uno straniero a casa nè possedere un modem o un computer.

Mi sembra sempre riduttivo ciò che scrivo sulla Birmania, un paese che mi è rimasto veramente nel cuore. L’atteggiamento dei Birmani come ho già affermato è stato plasmato dal buddhismo e dal cristianesimo, la gentilezza e la cordialità sono sempre d’obbligo e mentre in un primo momento la gente tutta getta allo straniero, turista, uno sguardo che può essere scambiato facilmente come ostile, nel momento in cui si sorride i birmani sorridono gioiosi di rimando permeando allegria e gioia di vivere. Al di là delle foglie dorate usate per decorare gli zedi e le pagode, c’è la povertà ed è estremamente evidente, specialmente nelle strade; mi colpirono molto delle baracche lungo la strada che conduce a Awa, una fila immensa di lamiere contorte e rialzate con dei tronchi che si inseguivano per kilometri interi: impossibile dimenticare l’acquazzone che seguì e gli sforzi incredibili per evitare che le acqua distruggesse tutte le case.

Ci sono delle zone in Birmania dove non è possibile nessuna attività turistica e ho letto che in altre è molto pericoloso viaggiare di notte per via dei Dacoit, dei banditi del nord che derubano i bus notturni di collegamento urbano.

Se è possibile facilmente notare i maggiori problemi, quelli della gente, forse non è direttamente possibile notarne altri, come per esempio l’allarme ambientale che vige in tutto il territorio Birmano: Esistono solo tre parchi nazionali e 17 riserve naturali, il resto è abbandonato allo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali.

102Da sempre, da quando una compagna di classe di mio fratello maggiore Silvio, mi scrisse sul mio quaderno della seconda elementare il sillabario Giapponese-Hiragana e Katakana sono sempre stato affascinato dalle scritture del mondo; mi divertivo a scrivere con i miei amici utilizzando alfabeti primitivi, orientali, precolombiani, ovviamente utilizzando l’italiano come base e translitterando solo i caratteri romani. La lingua birmana è estremamente affascinante e misteriosa ai miei occhi. Il computer non mi lascia incollare correttamente alcune frasi o parole che incontro nel web, mi trasforma tutto il quadrati vuoti…မြန်မာအက္ခရာ

Mingalaba vuol dire buongiorno , e Kyeizu tin ba de,la cui pronuncia ricorda molto “Gesù ti amerà”,  significa grazie

La lingua birmana, il Burmese, si scrive come una scrittura di tipo brahmi meridionale. Una caratteristica che colpisce subito l’occhio è che quasi tutte le lettere sono ridotte a sequenze di cerchi e segmenti di cerchi.

L’oroscopo Burmese è basato non sull’anno di nascita (come quello cinese) e non sul primo mese di vita (come il nostro) bensì sul giorno di nascita. Ci sono otto segni zodiacali legati al Lunedì, martedì, mercoledì AM e mercoledì PM, giovedì, venerdì, sabato e domenica. Per i birmani sia la personalità che il nome sono legati al segno zodiacale, inoltre ogni segno zodiacale è collegato ad un punto cardinale e ad uno specifico tempio, dove è possibile pregare, sotto consiglio di un astrologo, e ottenere pace, serenità e ricchezza.

L’origine degli otto animali dell’astrologia birmana connessi agli otto segni zodiacali rimane un mistero

I nati di domenica generalmente sono accumunati da nomi come Aung, Aye, Ei, Ohn, l’animale che contraddistingue il segno è il Garuda (Galoun) che è il mitologico re degli uccelli. La direzione fortunata è Nord-est e il carattere dei nati sotto questo segno sono testardi, pieni di energia, attratti dalle cose complicate, altruisti e generosi.

Lunedì:

Nomi: Cho, Khin, Kyaw, Kyin

Animale associato: Tigre

Direzione fortunata: Est

Carattere: Ambizioso, solidare e paziente

Martedì:

Nomi: Cid, Nyi, San, Zaw

Animale associato: Leone

Direzione fortunata: Sud-est

Carattere: dignitoso, idealista, attraente, lingua tagliente (come dicono in Birmania)

Mercoledì mattina:

Nomi: Shwe, Ye, Yin, Yu

Animale associato: Elefante

Direzione fortunata: Sud

Carattere: impulsivo, esplosivo, indipendente, impaziente

Melcoledì sera (Rahu):

Nomi: Lay, Lin, Lwin, Win

Animale associato: Elefante senza zanne

Direzione fortunata: Nord-ovest

Carattere: solitario, sicuro di sé, forte, indipendente, impaziente

Giovedì:

Nomi: Moe, Myint, Po, Phyu

Animale associato: Topo

Direzione fortunata: Ovest

Carattere: forte, ambizioso, paziente

Venerdì:

Nomi: Than, Thein, Thida, Thun

Animale associato: Porcellino d’India

Direzione fortunata: Nord

Carattere: Sensibile, virtuoso, saggio

Sabato:

Nomi: Dwe, Htet, Ni, Nan

Animale associato: Dragone

Direzione fortunata: Sud-est

Carattere: intelligente, forte, solitario

La protagonista della musica birmana rimmarrà sempre l’arpa (saung) dalla caratteristica forma d’imbarcazione, con 13 corde. Non ho avuto modo di ascoltare dal vivo il suono di questo strumento ma mi è stato possibile fotografarla e grazie ad internet conoscerne la melodia.

La città di Mandalay a mio avviso ricorda molto, Ho Chi Minh e Kunming, il centro è degradato e poco interessante e sono soprattutto i dintorni a cristallizzare tutte le attrazioni turistiche e ambientali.

Dello splendore aureo dell’antica capitale non rimane quasi nulla, tutto è andato distrutto da incendi e saccheggi durante la seconda guerra mondiale; del grande palazzo reale rimangono solo il fossato e le mura perimetrali.

Di ritorno dal mercato centrale ci siamo imbattuti in alcune donne dai vestiti dai colori accesi in piedi all’integresso di un hotel. Avvicinandoci scoprimmo che si stavano celebrando delle nozze indiane, con caratteristici sari e i colori unici e con nostra grande sorpresa il padre dello sposo ci invitò ad entrare e a partecipare ai festeggiamenti, consumando un ottimo cibo indiano e dialogando in inglese con la gente. Abbiamo appreso che le nozze erano musulmane e tutte le persone parlavano Urdu اردو , lingua dell’India settentrionale (Andhra Pradesh, Bihar, Delhi, Jammu e Kashmir, Uttar Pradesh) e del Pakistan. Un bambino mi ha scritto il mio nome in urdu e in burmese, aveva 11 anni ed era molto emozionato di parlare inglese con uno straniero; in quel pranzo anche se vestiti in modo assolutamente casual, risultavamo essere le mosche bianche della festa e tutti si avvicinavano al nostro tavolo anche solo per scambiare un sorriso. Una delle donne, una damigella era vestita di un rosso acceso ed i suoi lineamenti delicati erano decorati con un hennè marrone chiaro che le disegnava degli arabeschi complicati sulle mani e sul collo.

Una gita fuori porta con auto privata, ci ha portato alla scoperta dei dintorni di Mandalay. Passando sul noto ponte inglese in ferro (Ava bridge 1934) che è stato l’unico sul fiume Irrawaddy fino al 1998 (quando i cinesi ne realizzarono un secondo a Pyay) siamo giunti a Sagaing.

La salita infinita fino al tempio in cima alla collina è stata una dura prova ma la vista dalla cima ripaga il tanto sforzo. Ho visto alcune donne  che portano le cose sulla testa come in Africa, dai cesti di frutta alle giare di acqua: mi sono chiesto più volte come un collo così esile e delicato possa sorreggere una massa tale.

Dal panorama svettava un  tempio buddhista  dalla classica forma indiana a mezzo ovale, abbiamo deciso di visitarlo e all’interno erano presenti, in ogni nicchia, le foto dei viaggi del monaco responsabile del tempio attraverso tutti i paesi sacri al buddhismo. Abbiamo viaggiato piacevolmente anche noi ammirando le foto in Giappone, India, Indonesia, Nepal, Buthan, Sri Lanka, Cina, Tibet… Dipinta nel cielo sembrava esserci la lotta tra il bene e il male, come risultato un acquazzone incredibile che ci ha bloccati in un ristorante affacciato sul fiume a gestione familiare dove abbiam atteso che spiovesse con una tazza di caffè in bustina sciolto in acqua fumante.

Con una chiatta motorizzata abbiamo raggiunto l’altra sponda del fiume dove sorge l’antica Inwa (Ava). La strada tutta si era ridotta ad una poltiglia di fango e per fortuna c’era la possibilità di noleggiare un carro che a differenza di quello di Bagan andava al trotto la maggior parte del tempo, rendendo impossibile fotografare ed godere del panorama con serenità (che avesse fretta di terminare il tour del villaggio?).

I Templi sulla strada quasi abbandonati alla natura meritavano una sosta e le numerose immagini del Buddha non restaurate assieme agli splendidi riflessi sugli specchi d’acqua mi hanno dato moltissimi spunti poetici che a breve strasporrò in versi.

Dei monaci bambini giocavano nudi nell’acqua di fronte all’antico monastero in Teak, fotografarli è stata un’emozione.

153Una corsa per arrivare  in tempo per il Tramonto sul Lago Taugthaman ci ha portatao al ponte di U Bein, il più lungo al mondo costruito in teak (1200m di lunghezza e 984 pali alti mediamente 4 metri l’uno). Il ponte è costruito in modo da formare un’ampia curva per resistere alle correnti fluviali e aeree, e prende il nome dal suo ideatore U Bein, governatore della città nel periodo in cui la capitale fu trasferita da Inwa ad Amarapura. Il ponne venne eretto con tutto il materiale del palazzo reale abbandonato di Inwa. Splendido il panorama dalla chiatta e dal ponte un imbrunire dai colori irreali e mai visto così intenso.

Il tour in moto per ammirare i Must di Mandalay ci ha portato al monastero in Legno Shwe Nandaw Kyaung, che significa Monastero dorato, faceva parte del complesso reale di Amarapura ma poi venne portato a Mandalay per diventare l’appartamento del re Mindon. Successivamente alla morte del re il figlio Thibaw che succedette al trono fece smantellare l’appartamento e costruì nel 1878 l’attuale tempio come noi lo possiamo ammirare ancora oggi. L’intero edificio è un gioiello di architettura tradizionale dove l’esperta lavorazione dei particolari in legno si affianca alla bellezza dei vetri interni che adornano la sala centrale. Questo tempio è noto per essere l’unico sopravvissuto dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, periodo durante il quale il grande palazzo reale bruciò completamente (1945)

Il vicino monastero di Atumashi (monastero incomparabile) costruito attorno al 1860 dal re Midon e distrutto dal fuoco nel 1890. È stato ricostruito e ha conservato solo l’eccezionale soffitto e alcune colonne di legno scolpito, l’esterno interamente decorato d’oro e stucco bianco.

Nella Kyauktawagyi Paya è presente una gigantesca statua marmorea del buddha seduto, un blocco enorme trasportato all’epoca del posizionamento da 10.000 uomini dalle cave di Sagyin.

La Kuthodaw Pagoda viene spesso collegata al “Libro più grande del mondo” perchè al suo esterno vi sono 729 piccoli stupa, tutti imbiancati a calce, edificati nel 1872 per custodire le tavole di alabastro sulle queai erano state interamente trascritte per la prima volta le regole del canone buddhista (Tripitaka) in scrittura पाऴि, pāli (lingua liturgica del Buddhismo Theravāda). Si trattò di un lavoro enorme, che si protrasse per parecchi mesi e richiese 200 monaci all’opera. Si dice che ci vogliano ben 450 giorni per leggere interamente questo libro…

Ora sono ufficialmente un Partner dello studio dove lavoro a Shenzhen, UNIT. Non smetterò mai di ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me e quelle che mi hanno insegnato tutto. Ora ho un motivo in più per vivere intensamente da questa parte d’oriente diventata abbastanza per me familiare.

Per il capodanno cinese è già stato prenotato un biglietto aereo per Palawan, isola paradisiaca delle Filippine, a breve volerò a Pukhet con il mio studio e tra nove giorni copirò già DUE ANNI IN CINA… 11-11-11/11-11-13

A presto

😉

Galleria fotografica relativa


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