Gili Trawangan 1-7/X/2016

吉利群岛2016年10月1-7日

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Sono ormai due mesi che non lavoro più per CUBE; è stata molto repentina la scelta di andarmene ma in qualche modo ne ero costretto per via di un diverbio acceso con il mio ex capo. Era una cosa che avevo previsto sin dall’inizio perchè d’ora in avanti non permetterò a nessun lavoro di assorbire completamente la mia vita privata né la mia salute. Fortunatamente sono rimasto in ottimi rapporti con tutto lo staff dello studio e ogni tanto ho piacere a pranzare con loro. Il caso ha voluto che il giorno della dura decisione di lasciare lo studio coincidesse con l’ultimo giorno di iscrizione al corso di manadrino all’università di Shenzhen SZU. Ho colto la coincidenza come un caso fortuito e senza pensarci su mi sono iscritto all’università. Ho deciso di seguire il corso di Mandarino Avanzato 高级 e di impegnare tutte le mattine dal lunedì al venerdì per le lezioni; l’università non è molto vicina alla casa quindi mi devo svegliare necessariamente alle 6.20 per poter prendere l’autobus ed arrivare puntuale alle 8.30 all’inizio delle lezioni. In tutto il primo semestre ho avuto lezioni di Cinese orale, Cinese scritto-formale, Giornalismo, Scrittura e Cultura: nemmeno una parola in Inglese, tutto insegnato in Mandarino da professori del Nord della Cina. Il mio Cinese si è notevolmente ampliato ed ora per me è molto più facile instaurare una conversazione riguardo più o meno qualsiasi tematica giornaliera utilizzando la lingua mandarina. Quindi sono studente di mattina e docente dopo pranzo, continuando con i miei studenti di Spagnolo, Inglese e Italiano. Anche se non sto lavorando a tempo pieno come Architetto ancora amo la mia professione, ciò di cui sono saturo e stanco è la maniera di lavorare qui in Cina e quindi basicamente e da quella che mi sto disintossicanco e da cui mi prendo una vacanza.

Dopo essermi recato cinque giorni a Roma per firmare alcuni documenti riguardanti la vendita della ben amata casa del mare otrantina finalmente il 31 settembre ci siamo decidisi a partire per una nuova avventura in concomitanza con le vacanze cinesi del 中秋節 ovvero della “Festa del Mezzo Autunno”.

Ormai ci siamo avventurati nel fantastico mondo delle immersioni marine ed è molto tempo che Matthew mi parla di questa fantomatica area situata in Indonesia in mezzo tra le due grandi isole di Bali e Lombok. Lui c’è già stato e mi ha raccontato delle avventure in mare e delle immersioni meravigliose e io ne sono sempre stato intrigato anche perchè non sono mai stato in un Atollo tropicale.

Parliamo dell’arcipelago delle Gili, un paradiso raggiungibile solo via mare da Lombok o da Bali, quindi per arrivarvi abbiamo prima preso un volo da Hong Kong per Denpasar (Bali), poi un Van sfidando le congestionate arterie dell’isola fino ad arrivare al porto di Padangbai (400000 Rupias, 29 euro) e poi ci siamo imbarcati in un traghetto veloce di circa due ore che ci ha portato all’isola passando rapidamente per i moli degli altri due atolli scaricando e caricando altri turisti e i loro bagagli.

L’arrivo al molo è qualcosa di sensazionale, come ho già scritto non ero mai stato in un atollo e arrivare sulla piccola spiaggia dalla barca è trovarsi di fronte sabbia bianchissima, con palme da cocco e vegetazione lussureggiante intervallati da chioschi lignei di succhi di frutta, ristoranti sul mare e agenzie dedite agli sport acquatici. Un vero paradiso.

L’idilliaco arcipelago delle Gili è formato da tre isole, atolli: Gili Trawangan, Gili Meno e Gili Air. Interessante notare come la parola Gili nella lingua nativa del posto (Sasak) voglia significato “Piccolo o minore” e che “Air”a differenza del concetto Anglofono di “Aria” in questa lingua voglia dire “Acqua”, infatti Gili Air è l’unica delle tre isolette ad avere una sorgente di acqua naturale nel sottosuolo.

La prima cosa che ci siamo concessi è stato un ottimo pranzo a base di pesce su un ristorante su palafitte direttamente sul mare. Un’acqua meravigliosa, molto differente dalle altre destinazioni balneari che ho visitato sia in Europa che qui in Asia: se mi ha ricordato l’isola della Maddalena nel nord della Sardegna per la trasparenza e anche la siciliana Cefalù per il colore turchese, sono i riflessi della verde-ocra della vegetazione costiera che la rendono unica e speciale. Aspettando il pranzo era un’estasi ammirare quel panorama.

Una delle prime cose che balza agli occhi approdando in quest’isola è il grande elemento di contrasto con la vicina isola di Bali, caotica, congestionata dal traffico e piena di templi. Quì nelle Gili è vietato l’utilizzo di qualsiasi motore su terra quindi non ci sono né macchine né tantomeno Motociclette, gli unici mezzi di comunicazione che offrono anche un discreto servizio Taxi sono dei Calessi colorati e tintinnanti trainati da Cavalli, anch’essi dalle vesti colorate e piene di campanellini. È facile accorgersi dell’arrivo di un “taxi” per via del caratteristico e ipnotico tintinnio che tanto ricorda un movimento frenetico di qualche ballerina mediorientale di danza del ventre. Ovviamente il mezzo più gettonato da queste parti è la bicicletta e tutti gli hotel offrono un servizion gratuito ma come nel caso di Amsterdam la bicicletta è anche la cosa più rubata…quindi attenzione.

L’atollo non ha nessuna strada asfaltata e quindi le principali vie, inclusa la perimetrale che misura circa 7 chilometri e che connette quasi tutti gli Hotel ad esclusione di quelli situati nella parte interna, ovviamente molto più economici. Noi abbiamo scelto un Hotel sulla spiaggia che non solo offriva un ottimo servizio di pernottamento e colazione ma che era anche la nostra scuola di Sub. Mangodive ci ha regalato colazioni abbondanti, un delizioso bungalow in legno, un bellissiomo giardino popolato da conigli selvatici, minute ranocchie, alte palme, fiori ed alberi da frutto. Le nostre giornate erano scandite dalle immersioni: sveglia presto la mattina, colazione abbondante, ci recavamo nel capanno delle attrezzature, sceglievamo bombola d’ossigeno, pinne, maschera, pesi, andavamo in spiaggia per poi salpare da lì con la piccola barca della scuola, prima immersione, cambiavamo le bombole, seconda immersione e poi si tornava in spiaggia, si mangiava assieme e si attendeva qualche ora per la nuova ondata di immersioni ed esplorazioni marine. La cosa che sorprende e che rende possibile il fatto di avere una barca piccola e tornare per pranzo in spiaggia è il fatto che tutti i luoghi per le immersioni sono letteralmente a cinque minuti dalla costa.

Dopo che Franzisca, una simpatica istruttrice Tedesca, ce lo fece conoscere, quasi tutti i giorni eravamo soliti andare a comprare il pranzo in un supermercato nascosto in una stradina interna che sinceramente dall’aspetto esteriore non suscita nemmeno il vago interesse. L’apparenza inganna, e fortemente perchè quel pranzo era molto più saporito ed economico di qualsiasi altro ristorante nel lungomare. È sempre pmeglio farsi guidare da chi vive nel posto e da chi vive IL posto. Il pranzo consisteva in un cono di cartone leggero che veniva riempito di riso bianco per tre quarti e poi a scelta con altri condimenti che spaziavano dal tofu piccante, alle uova cotte nel tè, ai germogli di soia in pasta di acciughe a dei fiocchi di riso soffiato aromatizzati al gamberetto che tanto ricordavano le “Nuvolette di drago” della cucina cinese. Un pranzo semplice ma ottimo che mangiavamo al riparo dal sole cocente del mezzo giorno di fronte alla piscina per gli allenamenti di Diving in compagnia di un buon succo fresco di Mango o Frutto del Dragone e Lima.

Le spiagge, sin dalle prime ore del mattino, sono animate da numerosi ristoranti con della musica Techno a tutto volume, il che contrasta notevolmente con la routine di preghiera musulmana da parte del Muezzin proveniente dalla grande moschea bianca nella parte centrale dell’atollo.

Eravamo partiti con l’idea di seguire il corso Padi Advanced di diving ma poi alla fine abbiamo optato per l’opzione Fun Dive, ovvero una serie di 5 immersioni con tutor senza avere il fine del passaggio del brevetto.

Se l’isola può essere definita meravigliosa, quel che c’è sott’acqua lascia senza parole: qualsiasi cosa, dai pesci, ai crostacei, dai coralli alle razze è coloratissima. Ovviamente più si scende in profondità e più i colori tendono a scomparire e come abbiamo appreso dal corso uno dei primi a dissolversi è proprio il rosso ma in questi fun dive e con il diploma Open Water è possibile scendere solo fino a 8 metri e quindi tutto ciò che si vede ha dei colori sgargianti. Anche quì, oltre ai pesci “Falsi clown” ovvero della specie “Nemo”, come nelle Filippine (El Nido), ho trovato le stesse stelle marine blu e le conchiglie con mollusco echidna blu elettrico. Era quasi un anno che non mi immergevo ed è magico notare quando questo mondo sottomarino mi sia mancato. Parlare con gli istruttori della scuola, vedere la loro vita e dove vivono, mi fa venire voglia di dedicare quattro mesi pieni al corso e diventare istruttore e questa idea solletica sia a me che a Matthew.

È possibile percorrere tutta l’isola a piedi in meno di due ore e godere così dei molteplici e variegati paesaggi che questo piccolo ecosistema ha da offrire. La parte nord è molto più rocciosa, sabbie scure, scogli, coralli e conchiglie mentre la parte centrale e sud è caratterizzata da una continua sabbia bianchissima. È un reato perdersi uno dei meravigliosi tramonti che solo a nord si possono ammirare, quando il sole si nasconde dietro il Vulcano dell’isola di Bali (Agung 3124m), le nuvole di cotone si tingono di Fuksia e il mare comincia a colorarsi d’oro. Numerosi sono gli stabilimenti balneari che offrono comodi Puff sui quali sedersi in compagnia e gustarsi una birra fredda o qualche cocktail esotico. Proprio in quel periodo tutte le escursioni sul Vulcano Rinjani (3726m), nell’isola di Lombok erano state sospese per via di improvvise eruzioni vulcaniche partite il 31 di Settembre; mi sarebbe piaciuto andarci perchè nel cratere, a 600 metri in fondo al bordo, c’è un lago di acqua dolce dalle acque blu cobalto chiamato dai locali Danara Segara Anak, ovvero “Figlio del mare” dove gli abitanti sono soliti gettare gioielli e oggetti preziosi furante la cerimonia del “Pekelan”prima di arrivare alla vetta sacra.

Ovviamente aspettando il tramonto nella parte nord e alloggiando nella parte sud ci siamo dovuti avventurare nel buio più assoluto guidati solo dalla luce dei telefonini, quindi consiglio vivamente di acquistare una torcia grande, sarà molto utile soprattutto per essere visti e schivati dalle numerose biciclette senza luce che sfrecciano per le strade polverose dell’isola di notte.

Un giro nel mercato notturno è doveroso, lì è possibile vedere in vendita e pronto a essere cucinato ogni tipo di pesce, di qualsiasi forma e colore che dopo essere scelto viene cucinato come meglio si desidera; io ovviamente non ho potuto resistere alla scorpacciata di Gamberoni Tigrati…

Con quel sapore ancora in bocca e la sensazione della sabbia sotto i piedi al tramonto vi dò l’appuntamento alla prossima avventura, anch’essa tutta dedicata al mare, in occasione del mio trentesimo compleanno: I miei 30anni a Phuket.

A presto!

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